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X-Men Le Origini: Wolverine

Scritto da Daniele Pavia   
Venerdì 22 Maggio 2009 21:46

Recensione X-Men Le Origini: Wolverine

 

Wolverine, l'X-Men più peloso ed amato fra tutti, torna, ancora una volta, a fare capolino dalle GPU dei sistemi home console di mezzo mondo - e stavolta in un titolo tutto suo. Riuscirà il ghiottone mutante canadese a stupire, o la sindrome del tie-in procurerà ferite incurabili persino con il suo rinomato fattore rigenerativo?

Wolverine, anche noto come Logan, ma al secolo John Howlett, è un mutante molto sfortunato. Colui che al mondo più lo rassomiglia è diventato suo nemico giurato ed ha persino preso la vita della sua compagna. Porta nei ricordi, parzialmente fittizi, colpe che può solo sperare di dimenticare, senza la possibilità di liberarsene. Insomma, la solita dura vita del mutante; come tale esiste solo una attività in grado di distoglierlo da tali foschi pensieri, una cosa che gli riesce spontaneamente e dall'incredibile potenziale terapeutico: smembrare. In effetti il ritratto di Logan disegnato dalla trama di X-Men Le Origini: Wolverine non rassomiglia troppo a quello dell'eroe che vide la luce sul numero 180 dell'Incredibile Hulk del 1974 per mano di Herb Trimpe e Len Wein, mutante molto umano e molto meno bestia, in perenne lotta contro la sua stessa natura: questo è un John Howlett che appare più come uno Schwareznegger con gli artigli che non perde tempo, neppure davanti alla salma della sua amata, a dedicarsi al mozzar teste come se d'ogni capo lui facesse altruistica impresa. Nulla di inventato da parte di Raven - la casa realizzatrice di quest'ultimo titolo sugli X-Men si è limitata a riprendere la storia del film senza ritrattare su nessun dei compromessi presi dal copione in licenza sulla "vera" storia di Logan. Questo non andrà giù a molti dei fedeli seguaci del canadese più famoso al mondo dopo Kanu Reeves, Dan Aykroyd e Alanis Morissette. Tuttavia, cari lettori, gioite! X-Men Le Origini: Wolverine non ha altre grandi note dolenti. Strano ma vero, questo è un tie-in riuscito.


Sotto il profilo tecnico tutta la produzione si attesta su un buon livello. Pur non riuscendo a causare paresi del nervo facciale, ottenuta attraverso dosi massiccie di stupore e meraviglia, Wolverine dà buona prova di sé con discrete animazioni e località gradevoli - peccato per la mancanza di pulizia nell'esecuzione: con una cadenza limitata, ma che non può essere taciuta, non si potranno non notare alcuni bugs, fortunatamente per lo più estetici, che sbucheranno now and then. Clipping, problemi di collisioni e warping non passano inosservati oggigiorno, neppure se, con occhio clemente, si prenda atto della loro infrequenza. Fanno da contrappasso a queste minori problematiche alcune chicche come il disfacimento del corpo del nostro eroe, con conseguente e graficissima rigenerazione dei tessuti in tempo reale. Sfortunatamente il problema della telecamera sopra la spalla, comune denominatore della stragrande maggioranza dei coinquilini di genere di Wolverine, si presenterà, come consueto, negli ambienti più angusti. Meno male che un buon sistema di controllo, che solo nelle prime fasi potrà sembrare un pelino ostico, riesce a compensare questo defict con una mossa che sarà il fulcro del vostro repertorio: il selvaggio e brutale salto impalatore! E' stupefacente come questa mossa, che non è un rimedio universale a tutte le problematiche che incontrerete, riesca a donare un dinamismo ed una brutalità rivelatori a quello che sarebbe stato invece un titolo fin troppo standard. Per il resto una buona colonna sonora e dei dialoghi passabili lasciano scorrere con gran serenità il susseguirsi di eventi senza mai disturbare il giocatore, lasciandolo concentrare sulla parte sostanziale: lo smembramento, appunto.

 

Ma è sotto il profilo della giocabilità X-Men Le Origini: Wolverine mostra i muscoli. La veemenza con la quale il caro e vecchio mammifero mutante aggredisce le prede è ipnotizzante quando non galvanizzante. Si può affermare, senza esagerazioni, che John è la prova vivente della falsità dello slogan "La potenza è nulla senza controllo", poiché è proprio senza ritegno che vi gettere nella mischia con la voglia di vedere ancora una volta quella finisher da Grand Guignol. In Raven hanno ceduto alla tentazione di riciclare i cosiddetti "boss di mezzo", ma un numero complessivamente sufficiente di modelli diversi vi spingerà a cercare nuove tattiche ed approcci, pattern univoci tagliati sulla misura delle sfide che vi verranno progressivamente poste: una formula non nuova ma indubbiamente efficace. Un'altro degli aspetti graziosi è il tentativo di dare un leggero appeal RPG con un pò di maquillage, imbelletando il tutto con gradevoli trucchi come punti esperienza, passaggi di livello che comportano l'accesso a potenziamenti, nuove e devastanti combo sbloccabili che rendono l'esperianza trascorsa al pad più simile a quella di qualche ora spesa in compagnia d'un minipimer. Quello che lascia un pò di amaro in bocca è purtroppo il livello di difficoltà. Non sarà concesso al fruitore di quest'opera la scelta del livello Hard fino a quando non verrà sbloccato al termine della prima andata al più mansueto Normal.



Comunque non tutto il male vien per nuocere, X-Men Le Origini: Wolverine ripagherà con pari amore chi lo curerà, ricambiando l'utente con sfide extra, gamer points e costumi alternativi - per i quali, che ci crediate o meno, non esistono DLC aggiuntivi a pagamento (!), un bel risparmio in questi tempi di crisi globale. Trattandosi di una esperienza al più lunga una decina d'ore, questa predisposizione al secondo, sanguinolento round potrebbe giustificare quel prezzo pieno che avete deciso di esborsare. Una cosa non aspettatevi: questa è una esperienza prettamente single player, niente coop e niente condivisione della peluria auto-rigenerante con gli amici del Live - nulla di sorprendente per questo titolo che si rifà ai vari Ninja Gaiden e God of War, pur non raggiungendone le vette più alte. Un'ultima nota negativa è costituita dal numero limitato delle ambientazioni che visiterete sotto braccio con Logan, un vero peccato dopo quella spettacolare sequenza d'apertura con lo scambio d'effusioni tra il vostro ospite e la sua nemesi, Sabretooth - in questo senso era lecito aspettarsi qualcosina in più.

 

Commento finale

Sangue? C'è. Membra volanti? Abbondano. Comandi? Azzeccati. Quel senso di bestiale onnipotenza che solo un supereroe noto per essere un berserker mutante su base d'adamantio può dare? Potete scommetterci, se vi lascerete andare X-Men Le Origini: Wolverine vi trasporterà in un mondo di violenza talmente assurda da essere palesemente finta, ma così ben catturata da essere adrenalinica. Indubbiamente alcuni dei limiti tipici dei tie-in perseguitano questa produzione, ma quando posti sui piatti della bilancia, divertimento e delusione non sono per nulla equilibrati: sul piatto della giocabilità c'è un asso ben giocato da Raven Software: si chiama Logan ed è assetato di sangue. Vendetta? Chi non si nasconderebbe dietro ad una scusa tanto pretestuosa quando in palio v'è una tale fantastica galleria degli orrori? Buon appetito a tutti!

X-Men Le Origini: Wolverine Voto 83

 

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