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Splatterhouse - Recensione

Scritto da Michele Pattone   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 23:51

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Remake del classico per sala giochi uscito nel lontano 1988 (a cui nel tempo hanno fatto seguito due sequel), Splatterhouse torna sulle console in alta definizione pronto a riproporre gli elementi che ne fecero la fortuna in passato, ossia sangue e violenza oltre ogni limite. D'altra parte il termine "splatterhouse" può essere tradotto in italiano come "macello", e anche la versione 2010 realizzata dagli studi di Namco Bandai non vuole discostarsi da tale concezione. Siete pronti a tornare nella magione dell'orrore?

 

 

 

 

 

 

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Splatterhouse racconta l’avventura di una giovane coppia di amanti, Rick e Jennifer, separati dalla perfida mente del dottor Henry West, uno scienziato visionario il cui unico scopo è quello di resuscitare Leonora, l’adorata moglie defunta a causa di un’epidemia di colera.

Rick, ridotto in fin di vita dall’attacco di un’immonda creatura generata dai terribili esperimenti che West conduce nella propria magione, trova l’unica via di salvezza in una misteriosa maschera cerimoniale d’osso dotata di parola e capace di conferire a colui che la indossa una forza e un aspetto sovraumano. Ma il prezzo da pagare è altissimo: Rick infatti è costretto a sterminare con brutale efferatezza tutte le creature disgustose generate da West, all’interno di un demoniaco viaggio fatto di portali spazio-temporali disseminati lungo il corso della dimora dello scienziato. Ma il vero obiettivo della maschera non è quello di aiutare il ragazzo a salvare la sua amata Jennifer, quanto di usare il protagonista per il suo terribile scopo finale…

L’elemento narrativo di Splatterhouse, curato dalla penna dello scrittore di fumetti Gordon Renne (Necronauts, Judge Dreed) risulta fortemente condizionato dalla natura e dai ritmi tipicamente arcade del titolo originario, e a causa di ciò viene relegato in posizione subalterna rispetto alle sezioni di gameplay puro. La storia è analizzata prevalentemente all’inizio e alla fine di ogni capitolo del gioco attraverso delle brevi sequenze cinematiche realizzate in computer grafica, quasi sempre di buona fattura; una più minuziosa analisi della trama viene invece demandata alla consultazione dei diari redatti dal dottor West nel corso degli anni, i quali possono essere visionati e ascoltati in un’apposita sezione contenuta all’interno del menù principale.

Seppur infarcita di situazioni e personaggi piuttosto stereotipati (salvare la povera donzella dalle mire del pazzo di turno attraverso dei superpoteri ci sembra un qualcosa di fin troppo abusato nella storia dei videogames), la trama di Splatterhouse ha comunque il pregio di non risultare mai fastidiosa all’interno dell’economia del gioco, anche grazie al modo e al linguaggio colorito con cui la stessa viene raccontata dalla maschera, particolare questo che conferisce alle vicende un tocco di humour nero discretamente piacevole.


MOMENTO MIGLIORE

Quando la maschera si prende gioco di Rick e ne critica la natura umana.

MOMENTO PEGGIORE

Quando si cerca di ascoltare i noiosi diari del dott. West.

 

 

 

 

 

 

 

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"Stai cercando la chiave, Rick? Il sangue, la chiave è sempre il sangue". Queste parole che la maschera rivolge al protagonista durante l’avventura sintetizzano perfettamente la natura e lo stile del gameplay offerto da Splatterhouse.

La mattanza delle orride creature presenti nel gioco avviene all’interno del più classico schema ludico rappresentato dal genere brawler, con la possibilità di effettuare combo più o meno efficaci attraverso la pressione vorticosa dei tasti del controller adibiti alle esecuzioni dei vari colpi, e alle immancabili prese in stile picchiaduro. Tutti gli attacchi possono essere eseguiti sia a mani nude, sia tramite l’utilizzo delle molte armi disseminate lungo il percorso; e qualora tutto ciò non sia sufficiente, si può sempre strappare un braccio di un nemico per poi usarlo come oggetto contundente nei confronti delle altre creature. Il numero di mosse realizzabili è davvero molto alto, anche perché il gioco permette di sbloccare, tramite pagamento dei punti-sangue accumulati, una varietà di combinazioni davvero imponente, addirittura a tratti eccessiva. Poca rilevanza invece per ciò che riguarda la componente difensiva, relegata in buona sostanza all'utilizzo del tasto dorsale destro del pad, che permette una manovra evasiva attraverso una capriola laterale: tale scelta appare comunque congrua rispetto al retaggio tipicamente arcade del titolo.

Ma come detto precedentemente, il tema centrale su cui si regge la struttura di Splatterhouse è il sangue: per alimentare la sua forza Rick deve ricavare quanto più liquido ematico possibile dall’uccisione dei nemici, ed il sistema migliore per farlo è eseguire una mossa finale ai danni delle creature ridotte in fin di vita dai precedenti attacchi (tale situazione viene identificata visivamente da un contorno rosso sulla bestia ferita). Una volta attivata la procedura è necessario completare una piccola sessione di quick time event attraverso la giusta sequenza di movimenti sui tasti e le levette analogiche del pad in modo sincrono rispetto alle azioni del personaggio, con il risultato finale che porta ad una spettacolare, nonché iper-cruenta, uccisione “splatter”. Sfortunatamente la varietà delle sequenze relative a tali finisher move è piuttosto ristretta e spezza eccessivamente l’azione di gioco vera e propria, rendendo così noiosa l’intera procedura. Non di rado è possibile che il giocatore decida volontariamente di non utilizzare tali mosse proprio per i motivi sopracitati.

Altro aspetto caratteristico del gameplay è la possibilità di far raggiungere al personaggio lo status di "Berseker" tramite la pressione del tasto dorsale sinistro (a patto di avere sufficiente energia): una volta attivato Rick acquisisce un aspetto e una forza spaventosa, capace di eseguire mosse davvero letali anche nei confronti dei nemici più pericolosi. Una variazione sul tema che indubbiamente colpisce favorevolmente sia in termini ludici che di appagamento generale.

Senza dunque sconvolgere nessun canone precostituito, il gameplay di Splatterhouse si rivela solido e abbastanza preciso, funzionale al genere di appartenenza e accessibile in maniera immediata anche dai giocatori occasionali.

 

MOMENTO MIGLIORE

quando Rick entra in fase Berseker la violenza raggiunge il suo apice.

MOMENTO PEGGIORE

le mosse finali sono troppo ripetitive e stancano velocemente.

 

 

 

 

 

 



 

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