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Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate - Recensione

Scritto da Antonio Del Giorno   
Lunedì 31 Maggio 2010 02:09

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Dopo il controverso esperimento che aveva visto il Principe di Persia arrischiarsi nel periglioso universo del free-roaming, Ubisoft Montreal decide di fare uno, due, dieci passi indietro, fino alle gloriose Sabbie del Tempo del lontano 2003. Zero rischio, zero clamore.

Il fascinoso protagonista persiano, cronologicamente a cavallo tra Le Sabbie del Tempo e Spirito Guerriero, trova la sua amata patria invasa da un folto plotone di milizie nemiche, il quale costituirà il male minore nel momento in cui suo fratello Malik, guidato dall’imprudenza e dall’impulsività, deciderà di risvegliare il temibile esercito di Salomone.

Una storia senza pretese, utile unicamente a conferire un senso alla sequenza di livelli incastonata nel prodotto e, forse, al contesto narrativo inquadrato nel tie-in cinematografico.

La libertà d’esplorazione è stata definitivamente abbandonata a favore della linearità più cruda e selvaggia, riflessa nell’alternanza guidata di sezioni platform e combattimenti “hack and slash”.

 

 

La componente platform, da sempre punto di forza della saga, riesce ancora ad assuefare il giocatore, tra scarpinate su pareti sospese, balzi inverosimili, ed azzardati spostamenti da una ripida sporgenza all’altra: il tutto è intervallato da semplicissimi puzzle che richiedono l’attivazione coordinata di leve meccaniche per il raggiungimento del traguardo. Una stanza tira l’altra, è innegabile, soprattutto grazie al ritmo incalzante con cui sono gestiti gli spostamenti acrobatici del Principe.

A limitare una altrimenti eccessiva ridondanza del gameplay piattaformico, ci pensa la graziosa Djinn incaricata di assistere l’eroe dell’avventura: la suddetta ha infatti il compito di donargli, di tanto in tanto, un nuovo potere soprannaturale da impiegare per il superamento dei nuovi ostacoli che si interpongono costantemente lungo il breve cammino del gioco. La skill che permette la solidificazione dell’acqua è senza dubbio la più rilevante: ora il Principe deve immobilizzare una cascata o uno zampillo d’acqua (fruibile come un’asta a cui aggrapparsi, ad esempio), ora è costretto a rimettere in moto il fluido al fine di attraversarlo, ora è obbligato a prendere l’una o l’altra decisione nel giro di una frazione di secondo, mentre si trova sospeso nell’aere e, soprattutto, tenendo in considerazione la durata limitata del potere. E’ quando insorge la necessità di combinare più di un’abilità, ad esempio alternando quella appena descritta con la skill che garantisce la comparsa momentanea di strutture precedentemente invisibili, che il livello di sfida cresce sensibilmente dal punto di vista reattivo, senza però dar vita a problematiche considerevoli, vista la possibilità (anch’essa ovviamente limitata) di riavvolgere il tempo.

 

 

Il discreto appagamento che si ricava dal completamento delle sezioni platform, le quali scivolano via come un bicchiere d’acqua grazie alla frenesia e all’intuitività da cui sono caratterizzate, è negativamente compensato dalla mancanza di reali spunti di originalità che facciano in qualche modo distinguere queste Sabbie Dimenticate.

Nel momento in cui il Principe si trova a metter piede su una piattaforma stabile e sufficientemente ampia, entrano in scena le disgustose creature di Salomone. I nemici che tenteranno di mettervi i bastoni fra le ruote, sono tanto nauseabondi quanto lenti: la smodata efficacia della schivata, unita alla sopraccitata flemma degli ostili, rende il protagonista pressoché invincibile. Se si aggiunge al calderone un sistema di combo a dir poco elementare (circoscritto ad un paio di tipologie di attacchi), ed una grande quantità di target visualizzati a schermo, si ottiene un sobrio e ripetitivo “hack and slash” a base di button mashing.

Fortunatamente, a dare un minimo di colore ai combattimenti, c’è un benvoluto sistema di level up. Si tratta di quanto di più ordinario si possa immaginare: abilità passive (accrescimento di energia e mana) ed attive (poteri elementali da impiegare in battaglia) sbloccabili e potenziabili attraverso l’investimento dei punti esperienza elargiti da ciascun cadavere. Niente di sbalorditivo. Niente che possa svincolare il titolo da quello stagnante, seppur rispettabile, livello di compiacimento che accompagna il giocatore dall’inizio alla fine della breve avventura. Fin troppo breve, a dir la verità (circa sette ore), considerata l’inesistenza di una qualsivoglia modalità multiplayer e l’inconsistenza del time trial e della survival mode, sezioni di gioco accessorie nelle quali Presstart ha motivo di credere che ben pochi, pochissimi utenti si cimenteranno.

 

 

Si è scelto di concludere l’analisi delle Sabbie Dimenticate spendendo due parole sull’anonimo comparto visivo. Mentre per il capitolo precedente, quello totalmente sperimentale, non sarebbe bastato un intero paragrafo per descriverne ed elogiarne direzione artistica e veste grafica, poco più di tre righe sono sufficienti per archiviare l’indagine sulle doti visive sfoggiate dal suo diretto successore (se di successore si può parlare). Un’accettabile varietà di ambientazioni orientaleggianti (interni ed esterni di palazzi reali), tutte piuttosto curate e particolareggiate, è accostata ad una realizzazione di corpi e volti decisamente sotto la media, e ad una gestione della telecamera intelligente e reattiva.

 

 

Commento Finale

Sebbene le meccaniche di gioco estrapolate dall’egregio antenato siano tutt’oggi valide e costituiscano senza dubbio una garanzia per tutti i sostenitori del genere, l’assenza di spunti di originalità degni di nota ed il saldo ancoramento alla tradizione denotano una mancanza di coraggio che rattrista il cuore del videogiocatore anticonformista.

Presstart invita i suoi lettori a godere di questo breve ritorno al passato, e a sperare in nuovi, futuri tentativi di innovazione che possano trainare la serie ad un livello successivo, evitando il sempre più minaccioso indebolimento del brand.

 

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