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Halo: Reach - Recensione

Scritto da Fabrizio Pellegrini   
Venerdì 01 Ottobre 2010 13:51

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Bungie did it again! O forse no...

Halo: Reach è un buon dono d'addio offerto dalla software americana che, purtroppo, non collaborerà più in futuro nella realizzazione di titoli ispirati al popolare franchise Microsoft, visto l'accordo siglato in esclusiva con il publisher Activision.

L'opera finale non è certamente esente da difetti ma rimane, videoludicamente parlando, una delle esperienze più divertenti degli ultimi tempi per quanto riguarda la categoria degli shooter.

Halo: Reach, e questo è bene chiarirlo da subito, non stupisce di certo per originalità o inventiva, elargendo in massima parte un'esperienza sicuramente più che accettabile per i fan di vecchia data, ma dotata di ben poche innovazioni importanti per quanto riguarda il genere di riferimento.

 

 

L'aspetto grafico, fortunatamente, è superiore ai passati capitoli della serie, anche se si sarebbe potuto (o forse dovuto, per un'opera di questo calibro) fare qualcosina in più, anche tenendo conto dell'esperienza del team di sviluppo, che ormai dovrebbe conoscere le potenzialità della console Microsoft; il giocatore si ritrova infatti troppo spesso a vagare in un'ambientazione poco coinvolgente, all'interno di un mondo spesso apatico e spoglio. Un dettaglio questo maggiormente visibile nei luoghi chiusi, dove un pesante senso di vuoto alberga troppo soventemente nell'animo del videogiocatore medio. Impossibile poi non segnalare un eccessivo calo del frame rate nelle fasi più concitate dell'avventura, difetto questo che viene fortunatamente adombrato dalla caratteristica più interessante della serie, ovvero la giocabilità, che ormai da una decina di anni affascina gli utenti di tutto il mondo grazie alla sua immediatezza.

La più grande novità di Halo: Reach in termini di gameplay risiede nella possibilità di volare grazie all'ausilio del divertentissimo jetpack, capace di incidere molto l'andamento positivo o negativo delle partite, soprattutto nell'ambito dei match online.

Inoltre sono stati aggiunti, così come da qualche tempo accade negli episodi di Call of Duty, i gradi di ranking che permettono la modifica dell'armatura dello Spartan parallelamente all'aumentare dei propri successi nelle battaglie. Quella che però a prima vista sembrerebbe una gradita novità, in realtà, non viene sfruttata al 100%: le modifiche delle armature, acquistabili con dei punti ottenuti faticosamente sul campo da battaglia (i punti sono gli stessi che si usano per salire di grado), non alterano le prestazioni del soldato, ma vengono installate sulla corazza dei soldati per differenziarli a livello solamente estetico. Secondo Presstart, una mutazione delle abilità dello Spartan sarebbe stata cosa buona e giusta.

 

 

La campagna del gioco, da sempre punto forte della saga, questa volta risulta deludente e a tratti noiosa, soprattutto nelle fasi iniziali dell'avventura, in quanto non riesce ad attirare l'attenzione del giocatore risultando fin troppo compassata; spesso e volentieri è infatti possibile prevedere gli eventi che si svolgeranno secondo il seguente pattern: spostamento, orde di nemici da blastare e spezzone imbottito di dialoghi. Come se ciò non bastasse, le cut-scene non rendono giustizia a quello che molti guardavano in fase di anteprima come gioco dell'anno risultando, diverse volte, inespressive. Il doppiaggio in italiano poi non aiuta di certo l'atmosfera complessiva, fortunatamente elevata dalla colonna sonora e dagli effetti ambientali, davvero ottimi, capaci di risollevare la situazione con brani calzanti o maestosi a seconda delle necessità del momento.

La longevità dell'esperienza offline è abbastanza buona per uno sparatutto: il titolo richiede circa dieci ore di gioco per poter essere completato, e grazie ad Xbox Live rischia di diventare un'autentica droga, risultando praticamente infinito.

La modalità online è, ovviamente, il cuore pulsante del titolo Bungie, ed offre le stesse (ottime) meccaniche di gioco dei matchmaking a squadre presenti nei capitoli precedenti della saga (come, ad esempio, Team Slayer, tipologia di match particolarmente amabile), aggiungendo nove mappe inedite e diverse armi capaci di saziare la fame di novità dei giocatori, riuscendo, anche in questo caso, ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Come da tradizione l'ottimo netcode progettato da Bungie riesce ad evitare quasi sempre fenomeni vistosi di lag, permettendo dunque di fruire in maniera ottimale l'esperienza multigiocatore.

 

 

Se siete dei cacciatori di GamerPoints, Halo: Reach offre una vasta lista di obiettivi da raggiungere: questi ultimi abbracciano le partite online, la campagna e perfino il grado del nostro soldato, promettendo una sfida più che impegnativa nel medio-lungo periodo.

Da registrare anche la riproposizione dell'interessante modalità "Fucina" che permetterà, a chiunque lo desideri, di creare la propria mappa e condividerla con tutti gli altri gamers sparsi per il globo, per mezzo di un tool semplice da utilizzare ma estremamente completo.

 

 

Commento Finale

Bungie, finito di scrivere l'ultimo capitolo di Halo, dice addio alla serie che maggiormente le ha dato visibilità nel mondo videoludico.

Halo: Reach è un buon modo per accomiatarsi dai fan di vecchia data, anche se lo sparatutto è un'opera tutt'altro che esenti da difetti, e soprattutto priva di una forte carica innovatrice.

Venderà tanto, questo è certo, ma difficilmente potrà candidarsi a gioco dell'anno.

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