GTA IV

Scritto da Antonio Del Giorno   
Sabato 19 Aprile 2008 00:54

 

Cento milioni di dollari. Oltre tre anni di sviluppo. Il “quarto” episodio di Grand Theft Auto rappresenta, in un modo o nell’altro, IL colossal videoludico.
Un uomo da sempre vittima delle sue scelte, venuto a scontrarsi con un raccapricciante turbine di sfortunati eventi avviato da conoscenze sbagliate, affari azzardati, tradimenti inattesi, un uomo che ha ormai poco (o nulla) da perdere, al quale viene offerta una via d’uscita, la possibilità di giocare quel jolly che si manifesta miracolosamente una sola volta nella vita; la chiave che dà l’accesso allo sfarzoso scrigno del sogno americano, consegnatagli su un piatto d’argento da una persona che sta già vivendo la gloria definitiva e che apre contemporaneamente al nostro protagonista la porta del successo e quella della vendetta. Ma cosa accadrà quando verrà a galla tutta la crudele realtà dei fatti, quando si accorgerà che in verità la chiave non entra nella serratura dello scrigno, e che la persona che avrebbe dovuto essere il suo salvatore è invischiata nell’aspetto peggiore della terra delle opportunità, circondata da debiti e criminalità organizzata?
La trama di un lungometraggio prossimo all’uscita sui grandi schermi? No, semplicemente il preludio alla sorprendente avventura che vivrà Nico Bellic in Grand Theft Auto IV.

Una trama magistrale se paragonata a quella delle precedenti opere Rockstar, che vedrà il nostro protagonista serbo irretito in una vita malsana all’insegna del crimine e della violenza, tra mafia russa e federali sempre alle calcagna, costretto ad uccidere per togliere dai guai quel suo cugino  responsabile delle sue disgrazie, ma che sarà di aiuto per arrivare, tassello dopo tassello, all’uomo che lo tradì durante la guerra nel suo paese natale.

 

Prime impressioni

Il filmatino introduttivo con tanto di titoli iniziali in puro stile hollywoodiano, lascia subito intendere una certa impronta cinematografica; tempo di fare due chiacchiere sulla nave con qualche debosciato membro dell’equipaggio, assistere all’attraccaggio nel porto orientale di Liberty City, ed eccovi già alla guida dell’autovettura del vostro “ricchissimo” cugino, spalmato sul sedile di destra succubo della bevanda alcolica appena trangugiata. Non appena inizierete a muovere i primi passi nella New York “Rockstariana”, sarete pervasi da un singolare velo di innovazione e realismo (dovuto forse al senso di novità nel vedere realizzarsi l’esperienza di Grand Theft Auto in un contesto Next-Gen), il quale però non tarderà a calare pacatamente fino a calcare quello che era sostanzialmente il gameplay classico della serie, tuttavia avvalorato da una moltitudine di fattori che hanno permesso a quest’ultimo episodio di elevare ancor più in alto un carisma tutt’oggi invidiato nell’industria videoludica.
Due di questi fattori hanno contribuito in particolar modo all’edificazione di un capolavoro: la nuova Liberty City ed una storia ben realizzata.



Spettacolo visivo

La rinnovata concezione della Liberty City protagonista in GTA 3, si presenta ai nostri occhi come un agglomerato di poligoni vivi e vegeti che danno origine ad una città reale, dinamica, profonda… Viva.
Una cura per ogni singolo centimetro di spazio urbano che definire maniacale è dir poco, una dedizione ai dettagli forse mai vista in un videogioco, un set di innumerevoli animazioni fluide ed autentiche nelle loro fattezze, accompagnate da una scala cromatica eletta con meticolosità e diligenza: tutto ciò riesce a regalarci uno spettacolo visivo “nuovo”, che non risente eccessivamente del pesante pop-up e degli episodici cali di frame-rate. Basta trascorrere una manciata di minuti in giro per Liberty City, osservando le insegne dei negozi, i comportamenti di pedoni ed automobili, o semplicemente un suggestivo panorama che sia esso urbano o balneotropico, per apprendere la grandezza di questa opera d’arte, immersa in una realtà ludica sovrabbondante di situazioni spaziali diversificate tra loro.



 

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