Dante's Inferno - Recensione |
| Scritto da Riccardo Pellegrini | ||||||
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 19:09 | ||||||
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La legge del contrappasso, evidentemente, vale anche in campo videoludico. Dopo aver avidamente consumato Bayonetta, attingendo ludibrio dalle innegabili qualità che contraddistinguono l'opera Sega, Presstart era pronta a sbrodolare di fronte all'ultima creazione targata EA, un altro action-adventure, coincidenza. Inconsapevole di quello che la attendeva, impugna il pad a guisa di Bibbia e, dimenandosi come un facocero avrebbe fatto alla vista di preziose radici commestibili, comincia a sfogliare le pagine virtuali costituenti Dante's Inferno. E' l'incipit di un percorso in grado di intrecciare il destino del povero giocatore al sommo poeta fiorentino, due iter differenti ma sostanzialmente paralleli, fatti di sofferenze, epiteti poco felici e false speranze.
Giocarsi da capo a coda la rilettura ludica che Visceral Games ha dato degli inferi di dantesca memoria è, sostanzialmente, l'equivalente giocoso del viaggio nel regno del male che, fotogramma dopo fotogramma, si pone in evidenza alle vispe cornee dell'attento homo ludens. A poco a poco, la vista del giocatore si appanna, rimane esterrefatta di fronte al pasticcio di game design che, bontà sua, Visceral Games ha messo in scena per rappresentare, in maniera peraltro decisamente dubbia, il primo atto di una vicenda meritevole di creazioni ludiche ben diverse. Dante's Inferno avrebbe l'ardire di ergersi a opera pirotecnica, issarsi lassù, come la stella più luminosa del firmamento, un punto di riferimento imprescindibile nel panorama dell'action game moderno così come la Commedia dal quale trae effettivamente spunto lo è in campo letterario, e cerca di stordire chi vi si confronta attivamente con profumi e sapori ingannevolmente comparabili a quelli inebrianti proposti solo qualche settimana fa dal capolavoro di Kamiya, proponendo oltre ad un ricco assortimento di mosse tutta una serie di ammenicoli vari coi quali trastullarsi, frammenti prelevati qua e là da generi differenti che, qualora fossero stai innestati ottimamente, avrebbero potuto dar vita a qualcosa di sinceramente genuino. Il risultato ottenuto, invece, è strambamente contraddittorio, figlio di scelte decisamente poco comprensibili. Volete copiare God of War, almeno fatelo per bene. Invece no. Anche se un sistema di sviluppo del personaggio abbastanza interessante, basato sulla consumazione delle anime prelevate dai cadaveri dei caduti ed influenzato sensibilmente dalle scelte morali perpetuati ai danni di alcuni degli spiriti eccellenti, sembrerebbe donare al prodotto EA una profondità perlomeno degna, una volta scesi sul campo di battaglia ci si trova a giostrare con un sistema di combattimento semplicemente imbarazzante, e non tanto per la quantità lorda delle abilità e delle combo performabili, comunque solamente discreta per un gioco del genere, ma per l'assoluta inutilità di gran parte di esse. E poi Dante's Inferno è facile.
Si badi, non è che Presstart sopravviva a pane e slash 'em up, tutt'altro, ma arrivare alla fine dell'avventura ripetendo ad libitum il tasto d'attacco, coadiuvati da una semplice manovra in grado di mandare in juggle il malcapitato di turno ogni due per tre, palesa essenzialmente l'incapacità del team di sviluppo di dar vita a combattimenti impegnativi, oltre che realmente interessanti. Avviandosi tiepidamente al termine dell'avventura, persino il più inesperto dei fruitori arriva inoltre a schematizzare il percorso logico seguito da Visceral Games per forgiare quella che rappresenta, a tutti gli effetti, un vero e proprio rip-off. Una breve fase di scalata delle famose vette infernali, susseguita da qualche saltello baldanzoso su piattaforme semoventi e pericolosamente affacciate sul nulla cosmico e da ricorrenti ispezioni del posteriore dei nemici a colpi di falce, alcuni oggetti collezionabili ben celati in mezzo alle fenditure del fondale e qualche enigma a ricordare che sì, l'uomo è (anche) creatura pensante. Una struttura logorroicamente abusata in corso d'opera. E non c'è molto da riflettere per arrivare ad una triste constatazione: Dante's Inferno è corto, terminabile in tre, quattro sessioni di gioco intenso, un prodotto minato, soprattutto nella parte conclusiva, da una ripetitività assolutamente imbarazzante, soporifera, a tratti. Ed il nemico finale è qualcosa di cui avremmo fatto volentieri a meno. A corollario di un'esperienza a tratti drammaticamente piatta, un impianto registico che, soprattutto quando si tratta di seguire evoluzioni aeree, manca di puntualità e precisione. Qualche pecca anche nel sistema di controllo, a volte poco reattivo.
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