Bayonetta - Recensione

Scritto da Riccardo Pellegrini   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 16:52

Bayonetta review Xbox 360

 

Se è vero che il videogioco può legittimamente definirsi come esperienza multisensoriale fortemente fondata sull'esplorazione degli spazi virtuali offerti, allora il titolo distribuito da Sega ne rappresenta decisamente una delle declinazioni più importanti dell'ultimo decennio.

Bayonetta, un'opera romantica: dietro alla sfacciataggine della protagonista, per inciso una strega succintamente avvolta dalla propria folta chioma, si nasconde una personalità forte ma decisamente differente dallo stereotipo di donna esibizionista tipico di quasi tutte le eroine videoludiche dell'epoca post-Tomb Raider, un'anima solitaria che, per mezzo di abilità sconosciute al resto della popolazione, riesce a barcamenarsi tra vita e rimorso, morte e spensieratezza, dicotomie quanto mai diluite lungo il corso dell'intera vicenda narrativa e, di riflesso, pure nel quid ludico del titolo tutto.

Bayonetta è poesia in movimento, e laddove il D'Annunzio consigliava ad Ermione di ascoltare la pioggia che, silente, cadeva sul pineto, Platinum Games invita il giocatore a lasciarsi travolgere dalle splendide tracce musicali incluse in un pacchetto ludico semplicemente meraviglioso, impreziosito da una realizzazione grafica fuori parametro per fantasia e qualità lorda.

 

 

Risulta sempre esaltante, in mezzo a tale fragore plurisensoriale, passare senza soluzione di continuità dalle ambientazioni più concrete e tangibili accomodate nelle primissime missioni alle estasianti visioni di una natura incestuosamente alterata in funzione della crescente presenza di abomini biomeccanici: Bayonetta è una sorpresa continua.

E sì, perché contrariamente a gran parte delle creazioni digitali simili, la protagonista riesce ad attanagliare l'attenzione del giocatore lungo tutta la durata del titolo, armeggiando col suo cuore come un bimbo farebbe col sonaglio più bello.

Tintinna, scuote, smuove i ricordi questa strega, ancorandoli a quelli del fruitore senza scadere in eccessive banalità. Kamiya e gli altri ragazzi del team nipponico sono riusciti, per mezzo di poche, decisive scelte, a non rendere stagnante l'intero impianto giocoso, contaminando una delle esperienze action più adrenaliniche della storia grazie alla collaborazione di preziose sezioni che, e qui tacciamo per non rivelare troppo, verranno oltremodo apprezzate dai veterani.

 

 

Un'opera realizzata proprio in funzione degli hardcore gamer, impegnativa ai livelli più alti di difficoltà e fruibile in perenne estasi da inebriamento audiovisivo. Lungo tutta la durata del gioco, approssimabile in una dozzina di ore, volendo saltare a piè pari tutte le missioni secondarie e trascurando di setacciare adeguatamente l'ambiente di gioco per recuperare potenziamenti, è un continuo sovrapporsi di situazioni nelle quali la presenza di quattro, cinque nemici a volta stimola il giocatore ad incastrare la combo perfetta. Una rivoluzione.

Nel titolo Platinum Games non si può parare, si schiva volteggiando nell'aria, e credeteci, evitare i fendenti non è mai stato così bello; premere il pulsante al momento giusto (un istante, quest'ultimo, adeguatamente sottolineato da una visibilissima scintilla posizionata sulla punta dello strumento offensivo del nemico) rappresenta solo il preambolo a quello che arriva dopo, quando Bayonetta esalta le proprie dote fisiche compiendo slalom fra le sagome immobili dei mostriciattoli in malinconica attesa di adempiere al compito per il quale sono stati forgiati: schiattare.

Oltre a far crescere a dismisura il contatore delle combo, latore di punti preziosi e sonanti monete dispensate sottoforma di aureole, quest'abile manovra rende l'immagine sfocata, bluastra, proiettando la sagoma della streghetta in una dimensione alternativa in cui, a guisa di farfalla, è capace di muoversi a velocità almeno quintupla rispetto a tutto ciò che la circonda.

 

 

Una sfida nella sfida, che premia il giocatore capace di alternare attacchi a manovre elusive di vario genere, ripagandolo per la fatica di coordinare le estremità degli arti superiori ad impulsi visivi plurimi e punendolo, nel malaugurato caso in cui decida di abusare del pulsante relativo alla schivata, con un salto verso l'alto che il più delle volte si rivela dannatamente pericoloso per la propria salute fisica.

Ad attentare a quella mentale del giocatore, invece, interviene una miscellanea di situazioni differenti, frutto di una varietà di mostriciattoli da blastare semplicemente fuori parametro, ognuno geloso custode di pattern d'attacco precipui. Una nota particolare va indirizzata, in questo senso, ai boss, veri e propri documenti di game design che, per bontà vostra, non descriviamo in alcun modo.

Una buona selezione di armi differenti libera poi le ali alla fantasia del giocatore, libero di concatenare attacchi altrimenti disgiunti, sfruttando la possibilità di cambiare strumento offensivo on the fly. Spettacolari, umoristiche e dannatamente letali, infine, si dimostrano essere le mosse speciali, performabili previo utilizzo di una intera barra di magia, in grado di dar vita a sessioni di button mashing contraddistinte dal medesimo, raffinato effetto catartico apprezzato nel sempiterno God of War.

 

Commento Finale

Capolavoro seminale. Bayonetta riesce a lasciarsi dietro, al primo tentativo, mostri sacri del genere quali Devil May Cry, Ninja Gaiden e God of War, superandoli per mezzo di una componente immaginifica senza pari, un umorismo incredibile ed un gameplay frenetico che sfirora, a tratti, il delirio computazionale.
Lasciarselo sfuggire sarebbe delittuoso. Punto.

94/100

 

mk.png

mk.png

dw7.png