RSS
Twitter

Facebook

Batman: Arkham Asylum - Recensione

Scritto da Antonio Del Giorno   
Venerdì 04 Settembre 2009 14:08

 

“La follia è come la gravità, basta una piccola spinta”, direbbe l’esimio Heath Ledger, in onore del quale vale la pena aprire la recensione del miglior prodotto videoludico ispirato ad un supereroe. Senza dubbio più raffinato e tradizionale appare il Joker di Batman: Arkham Asylum, sebbene non faccia complimenti in termini di follia.

Il manicomio criminale di Arkham è un concentrato di insania e schizofrenia, un luogo malato, squilibrato, corrotto, al timone del quale non esita a prender posto un’ennesima, riuscitissima versione poligonale del celebre Jack Napier.

Bastano pochi minuti per comprendere come direzione artistica e sceneggiatura rappresentino le colonne portanti dell’articolo in esame. L’atmosfera ricreata dai ragazzi di Rocksteady sull’isola virtuale di Arkham è straordinariamente credibile e coinvolgente; le cupe combinazioni cromatiche, le vaste e fascinose ambientazioni, la carismatica ed onnipresente voce del Joker, la magnificenza estetica del protagonista, le spettacolose cutscene disseminate senza taccagneria nel corso dell’avventura, sono tutte componenti di una stimolante mistura ludica che rapirà i sostenitori dell’uomo pipistrello dal principio alla fine.

Ma il quesito che non tarda a balenare nella fervida mente dell’impaziente appassionato, è: che genere di videogioco è Batman: Arkham Asylum? La risposta alla domanda trova le proprie radici in un intelligente connubio tra fasi stealth e sezioni di combattimento, costantemente intervallato da tanto gradevoli, quanto inevitabili, sessioni esplorative.


Il comparto action basa le proprie fondamenta sul Free Flow Combat system, un meccanismo automatizzato in grado di guidare l’utente attraverso incessanti serie di combo spettacolari, limitando l’attività motoria del giocatore alla mera pressione sincronizzata di un paio di pulsanti: il tasto per attaccare e quello per eseguire il contrattacco. Il congegno concepito da Rocksteady non richiede quindi particolari skill di tempismo o di memoria, normalmente necessarie nella stragrande maggioranza dei beat’em up: basti pensare che la corretta esecuzione di una contromossa può risultare tranquillamente dalla pressione sfrenata dell’apposito pulsante. Il giocatore dovrà preoccuparsi di direzionare l’attacco verso i nemici meglio abbordabili, onde evitare una visivamente catastrofica interruzione della manovra, con conseguente azzeramento di contatore combo e special move. Il Free Flow Combat, delizioso in quanto a estetica e gradevole sul piano ricreativo, potrebbe far storcere il naso all’utente più hardcore.

La presenza di nemici armati denota invece l’inizio di uno “stage” da affrontare con un approccio stealth, vista la modesta resistenza ai proiettili dimostrata dall’uomo pipistrello. Seppur non eccezionale in termini di profondità ed intelligenza artificiale, quest’ultimo apparato risulta funzionale e discretamente variegato: le strategie eleggibili per il completamento di una sezione stealth sono molteplici, ed aumentano a dismisura con l’acquisizione di nuovi gadget. Sta a voi scegliere se annientare l’ostile piombandogli in pieno volto dopo una funambolesca planata, legandolo ad una delle svariate statue di gargoyle sparse in ogni dove o, ancora meglio, colpendolo con un batrang radiocomandato o con una dose di potente gel esplosivo.



Fondamentale tanto nei livelli stealth, quanto nelle sessioni esplorative, si rivela la visione a infrarossi, la quale trova la sua migliore implementazione nell’identificazione di passaggi segreti e forze nemiche. Senz’altro meno riuscita è invece l’applicazione della stessa per l’impiego di skill da “detective”, ovvero per tutti quei frammenti di gameplay che esigono l’individuazione di peculiari tracce da seguire, al fine di raggiungere una destinazione x: piattezza e tedio regnano supremi in questi sporadici contesti.
Tornando a parlare di perlustrazione, non si può negare quanto sia gustoso scorrazzare di tetto in tetto con l’ausilio dei preziosi bat-accessori (rampino e mantello su tutti). Le occasioni per dimostrare le vostre doti esplorative aumenteranno in maniera esponenziale ed acquisiranno tutto un altro sapore, nel caso in cui decidiate di collezionare gli innumerevoli item segreti sparpagliati su tutta l’area di gioco; sebbene non si avvicini neppure lontanamente a idilliaci paradisi del setaccio ammirati in titoli del calibro di Crackdown, l’isola di Arkham riesce ad offrire un’adeguata (nonché longeva) esperienza ludica in tal senso. Una menzione a parte meritano gli sfiziosi indovinelli dell’enigmista che vi accompagneranno per tutta l’avventura: si tratta di stuzzicanti rompicapo dedicati ai maniaci del fumetto, risolvibili fotografandone la soluzione per mezzo della visione a infrarossi; trovarli (e decifrarli) tutti richiederà non poca pazienza.

Le miriadi di segreti nascosti in ogni buio vicolo di Arkham non rappresentano l’unica valvola di sfogo esterna alla storia madre dell'opera. Subito dopo i titoli di coda infatti, nulla potrà impedirvi di cimentarvi nel puro concentrato di gameplay che risponde al nome di “Challenge Mode”: una serie di prove suddivise per genere (stealth o fighting), che non fanno altro che estendere una già discreta longevità globale.



Prima di concludere la difficile analisi di un prodotto qualitativamente più che valido ma mai perfetto, Presstart dispenserebbe volentieri un paio di righe sulla scottante questione “boss”, reparto senza dubbio curato (come ogni altro elemento all’interno del gioco), ma che lascia un sentimento di incompletezza, di parziale inappagamento.
I boss sono chiamati a recitare, per forza di cose, un ruolo di prim’ordine nel carismatico e controverso mondo di Gotham City; sembra che Rocksteady non abbia plasmato nel migliore dei modi (da un punto di vista esclusivamente ludico) il ruolo ricoperto dagli psicopatici avversari di Batman, elargendo sì, idee valide e a volte originali, ma assemblandole evidentemente in modo confusionario ed a tratti approssimativo. Un esempio lampante è dato dall’inquietante Spaventapasseri, mistica creatura che piomberà spesso e volentieri negli incubi del vostro supereroe: la costruzione del personaggio e le sue entrate in scena sono impeccabili; decisamente meno convincenti, nonché fuori luogo, risultano i livelli platform che dovrete completare di volta in volta per sconfiggerlo. Gli altri quattro boss presenti nel gioco (dei quali Presstart non rivelerà l’identità onde evitare frustranti spoiler) danno vita ora a situazioni ludiche piatte o eccessivamente tradizionali, ora a tratti di gameplay esageratamente prolissi e soporiferi (si raccomanda l’assunzione di caffeina in dosi massicce, in presenza di “rettili” troppo cresciuti…).

 

 

Commento Finale

Batman: Arkham Asylum costituisce la più riuscita produzione multimediale interattiva, per ciò che concerne il sempreverde universo dell’uomo pipistrello. Varietà, coinvolgimento e fascino sono al centro di un’opera che non solo è esente da considerevoli difetti di natura tecnica, ma rappresenta anche la migliore forma di intrattenimento videoludico che un accanito fan di Bruce Wayne possa mai desiderare.

 

xboxone.png

sony.png