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MadWorld - Recensione

Scritto da Simone Parisi   
Venerdì 27 Marzo 2009 19:17

Madworld

MadWorld, prima di essere un gioco, è soprattutto una scommessa: portare nelle case dei videogiocatori della console di Kyoto un prodotto che non sia necessariamente un titolo per famiglie o casual gamers. Una scommessa che l’ex Clover Studio prova a vincere a suon di arti squartati, teste mozzate e tutto ciò che di più depravato o perverso si possa umanamente inserire in un videogioco, senza però mai superare il limite della decenza: gli elementi di violenza presenti nel gioco non diventano mai “disturbanti” per il giocatore medio, essendo permeati sempre da una sottile linea di comicità che induce MadWorld, e il giocatore, a non prendersi mai troppo sul serio. In buona sostanza MadWorld, nonostante le azioni cruente che rappresentano il cuore pulsante su cui si incentra gran parte del concept, non risulta mai un gioco tetro o volgare.

 In attesa di capire quale sarà il responso del pubblico, andiamo ad approfondire gli aspetti salienti del titolo Sega.

 

 

MadWorld è ambientato in uno show chiamato Death Watch, e come il nome lascia facilmente immaginare, non si tratta certo di una passeggiata tra campi fioriti. L’unica vera regola dello spettacolo è soltanto una: “uccidi e non essere ucciso”.
La lotta per la supremazia si svolge in una città collocabile concettualmente a metà tra una grande arena gladiatoria ed un lunapark sadico dove tutto è permesso: impalare nemici con segnali stradali, arrostirli in barili esplosivi e strappargli il cuore dal petto sono azioni da realizzare per superare il livello, possibilmente nell’ordine appena descritto, per aumentare il punteggio delle combo, elemento chiave su cui ruota tutto il gioco. Uccidere sì, ma con stile e fantasia, un po’ come accadeva in The Club.
In questo scenario di violenza surreale si muove Jack, il nostro alter ego digitale che, spinto da ragioni personali a partecipare allo spettacolo, è chiamato a scalare rapidamente la classifica dei migliori killer per tentare di fermare l’emorragia dilaniante causata dal Death Watch.

Nishikawa, game director di MadWorld, cerca di coinvolgere da subito i giocatori grazie ad uno stile visivo in bianco e nero, bagnato ed arricchito dal rosso sangue dei nemici squartati, che imbratta muri, oggetti e gli stessi vestiti di Jack.
Da questo punto di vista lo stile di MadWorld si rifà apertamente alla tradizione dei fumetti americani nonché al celebre film di Frank Miller intitolato “Sin City”: l’effetto complessivo è sicuramente più che gradevole, nonostante la mancanza di un supporto per il 480p che penalizza leggermente la visione sulle televisori LCD in alta definizione.



Sfortunatamente dove MadWorld convince meno è nel gameplay: inteso come un action in terza persona, le meccaniche di gioco tendono a diventare ripetitive abbastanza rapidamente e vengono solo parzialmente migliorate dalla varietà dei controlli offerti dal duo Wiimote/Nunchuck: collezionare punti attraverso le uccisioni per poi sbloccare il combattimento con il boss di fine livello non è esattamente una visione “moderna” del videogioco, che non viene aiutata neanche dai mini giochi di cui MadWorld è tempestato, chiamati in maniera altisonante “Bagni di Morte” ed inseriti in determinati punti all’interno delle missioni, che risultano abbastanza scialbi e ripetitivi.
Un esempio della poco fantasia applicata in MadWorld è sicuramente rintracciabile nelle sessioni in moto, che risultano davvero di una piattezza esagerata.

Peccato davvero, perché lo schema dei controlli utilizzato per creare le mosse del personaggio è studiato in maniera semplice, ma sicuramente efficace: il tasto A viene usato per afferrare i nemici, che poi possono essere scagliati contro i tanti corpi contundenti presenti negli scenari tramite il movimento del Wiimote.
Il tasto B invece attiva l’arma primaria di Jack, una motosega posta nel braccio capace di ridurre a pezzi gran parte dei nemici presenti in MadWorld. Per limitarne l’abuso, gli sviluppatori hanno introdotto una barra di energia dell’arma, che si svuota man mano che la motosega viene utilizzata, e che si ricarica automaticamente quando è a riposo. Fortunatamente, Jack può (o meglio, deve) interagire con gran parte dello scenario, utilizzando quasi tutti gli elementi presenti per realizzare combo devastanti, che consentono di aumentare il punteggio complessivo per sbloccare lo scontro finale con il classico boss di fine livello, dove a farla da padrona sono una serie di quick time event che permettono di superare quasi sempre agevolmente l’ostacolo.



Sebbene il gioco non presenti eccessive difficoltà per essere completato, di certo la telecamera che segue le azioni non è sempre impeccabile nelle inquadrature, rendendo a volte faticoso trovare l’allineamento ideale per colpire gli avversari.
MadWorld è un gioco estremamente veloce da completare: il livello di difficoltà iniziale non richiede più di quattro ore per essere completato, sia perché  le singole missioni devono essere tutte completate entro un tempo massimo di trenta minuti, pena un game over irreversibile, sia perché l’intelligenza artificiale degli avversarsi è tutto sommato abbastanza “morbida”. Terminato una prima volta, è possibile rigiocare MadWorld ad un livello di difficoltà superiore con nuove armi a disposizione.
Una nota di merito per il doppiaggio ed i dialoghi (in inglese, ma sottotitolati in italiano): di grande intensità soprattutto la voce di Jack, un misto tra quella di David Hayter (Snake in Metal Gear Solid) e John di Maggio (Marcus Fenix in Gears of War). Decisamente ripetitivi e fastidiosi invece i due commentatori, doppiati in italiano e praticamente mai convincenti.

 

Commento finale

MadWorld sarà ricordato come il primo tentativo di portare su Nintendo Wii un prodotto decisamente non  rivolto alle masse e ai casual gamers, e già solo per questo meriterebbe l’acquisto incondizionato.
Un po’ Gears of War, un po’ God Hand, un po' Mortal Kombat, il titolo di Platinum Games risulta godibile a tratti, ma comunque lontano (e non di poco) dalla perfezione.

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