Il Signore degli Anelli: L'Avventura di Aragorn - Recensione

Scritto da Riccardo Bindella   
Domenica 05 Dicembre 2010 21:05

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Il Signore degli Anelli non ha certamente bisogno di presentazioni; grazie alle tre pellicole cinematografiche curate dal regista Peter Jackson chiunque è ormai a conoscenza, bene o male, delle peripezie che portarono la Compagnia dell'Anello dalla Contea degli Hobbit fino all'incandescente cratere del Monte Fato. Tutti o quasi, dato che Warner Bros. tenta in maniera piuttosto palese, con questo Il Signore degli Anelli: L'Avventura di Aragorn, di avvicinare al celebre brand anche i più giovani; un audience spiccatamente japan addicted che tra un Pokemon a destra ed una carta Yu Gi Oh a sinistra probabilmente non ha mai seguito con estrema attenzione l'evolversi di questa epopea fantasy.

Non a caso la versione migliore di L'Avventura di Aragorn è quella per la console casalinga Nintendo (obiettivamente più orientata ad un pubblico casual), che vuoi per il sistema di controllo alternativo, vuoi per un comparto tecnico più coerente con le aspettative del giocatore, riesce a ottenere una larga sufficienza sullo score finale. Ma andiamo per gradi.

Il titolo sviluppato da Heartstrong Games ha un'identità certamente poco definita; un ibrido tra un RPG di stampo occidentale e un videogame di avventura votato alla pura azione. Al giocatore infatti viene presentato un mondo che per dinamiche ricorda vagamente quello delle più comuni produzioni ruolistiche: quest alternative da affrontare, personaggi non giocanti con cui parlare, pecunia da guadagnare e segreti da svelare. Un design di base che purtroppo, a causa della pochezza dei contenuti offerti, non può assolutamente essere definito come una vera e propria esperienza ruolistica. Il gioco infatti non nasconde affatto la sua natura minimalista fatta di spada, scudo, arco e alcuni artefatti atti a potenziare passivamente il protagonista Aragorn. Proprio per questa scelta di opzioni offensive e di interazione striminzita il titolo può essere inquadrato prevalentemente come puro action adventure game, con una spolveratina di elementi RPG. Nulla di più.

Delusi? Probabile che l'approccio semplicistico nei confronti del pellegrinaggio della Compagnia dell'Anello (che per dovere di cronaca si estende per otto atti della durata approssimativa di 1-2 ore l'uno) scoraggi il fan veterano del libro. Vero è anche che come annunciato in testa all'articolo, il gioco non nasconde assolutamente il suo target di riferimento, ossia i player più giovani, e con quest'ultimi in mente, la software house offre sul piatto un'esperienza di gioco semplice, ma tutto sommato immediata, povera ma al tempo stesso intrigante, di certo non esaltante ma comunque discretamente curata.

 

 

 

L'Avventura di Aragorn è dunque un gioco fondamentalmente semplice: al giocatore è richiesto essenzialmente di menare fendenti agitando il proprio telecomando WiiMote, potendo scegliere tra poche ma comunque significiative manovre offensive. Con l'avanzamento della propria missione si aggiungono al repertorio quattro oggetti secondari selezionabili "zeldianamente" attraverso la croce direzionale del telecomando Nintendo. L'utilizzo di ognuno di questi oggetti (tra cui rientrano, scudo, arco e torcia) avrà uno sviluppo superficiale durante il corso del gioco, derivato ad esempio da nemici più adatti all'uno o all'altro strumento offensivo, o situazioni di gioco leggermente meno comuni del solito dove si richiede il sapiente uso di certi comandi alternativi, come ad esempio il dosagio della visuale in prima persona nell'atto in cui Frodo colpito dai Nazghul rischia di morire se non curato in tempo dalle erbe medicinali disseminate lungo una sorta di percorso a tempo mascherato. Il titolo dunque ha nel suo arco poche frecce, valorizzate da un level design decente e sufficientemente trasformista che riesce nell'intento di divertire il giocatore.

 

 

L'Avventura di Aragorn non è un titolo poco adatto ai giocatori veterani solo per la natura semplicistica del suo gameplay, ma è anche afflitto da una moltitudine di difetti da rendere difficile a qualsiasi videogiocatore cosciente una qualsivoglia immedesimazione o attaccamento verso l'esperienza di gioco offerta; da un punto di vista tecnico il gioco non è assolutamente al passo con i tempi, e anche la versione per Wii, che è oggettivamente parlando la migliore, fa fatica a stupire lo sguardo del giocatore, giovincello compreso. Un effetto blur tremendamente abusato distorce praticamente i contorni di qualunque oggetto solido su schermo ed infastidisce pesantemente la visuale senza permettere una chiara lettura dell'ambiente di gioco. Il frame rate, poi, è soltanto decente: scordatevi assolutamente i 60 frame per secondo fissi (probabilmente il motore grafico a tratti fa fatica ad arrivare anche ai 20). Gli effetti sonori sono secchi, senza vita, lontani diverse galassie dalla qualità tecnica resa nella trilogia cinematografica. Parlando sempre di cinema, il gioco è completamente doppiato in italiano con gli stessi doppiatori delle tre pellicole (ricordiamo tra i più celebri Pino Insegno nel ruolo di Aragorn), uno sforzo apprezzabile quello di Warner Bros. di cercare di valorizzare il titolo alzando dove possibile il valore di produzione. Rientrano in questo discorso anche le musiche, oggettivamente di qualità, coinvolgenti ed appaganti, probabilmente il più grande punto di forza della produzione insieme all'immediatezza dei contenuti offerti.

 


Anche per quanto riguarda il design ed il bilanciamento del fattore sfida il titolo purtroppo non convince completamente: un livello di sfida che non arriva alla sufficenza neanche al settaggio massimo per via di debolezze di mostri troppo evidenti e battibili anche da un bambino. La difficoltà maggiore è spesso legata ad una cattiva gestione delle telecamere, soprattutto mentre si usa l'arco, che rimane esclusivo appannaggio dell'intelligenza artificiale, senza possibilità per il giocatore di correggerne l'orientamento. Per gli amanti delle vere sfide (scusate il cinismo) è previsto il gioco in cooperativa: in questa formula, che prevede per il secondo player l'utilizzo di Gandalf, la gestione della telecamera diventa praticamente impossibile. L'unico risultato ottenibile giocando in coppia è quello di incrementare considerevolmente l'utilizzo di quella condotta "smashing no sense" che il gioco già offre in abbondanza al singolo giocatore. Un vero peccato, perchè è il design stesso della distribuzione di extra e la centellinazione dei contenuti a favorire la modalità co-op: risulta delittuoso quindi non permettere al singolo giocatore di scoprire il personale set di mosse di Gandalf, una curiosità che sarebbe stato giusto colmare permettendo all'utente di scegliere quantomeno il personaggio da utilizzare.
Sempre nella categoria delle delusioni rientra la composizione dell'avventura: il gioco infatti non permette di riprovare i capitoli precedentemente completati; non avete portato a termine tutte le quest secondarie e soltanto ora che avete finito il gioco vi siete resi conto che per dare un senso ai soldi spesi sarebbe stato meglio fare quanto di più possibile? Problema vostro, non sono possibili cambi di marcia e adesso non rimane che ricominciare tutto da capo.

 

Commento Finale

L'Avventura di Aragorn è un titolo con molti difetti in alcuni aspetti chiave della produzione. Nonostate ciò, quella decina di ore spese per finire l'avventura, magari in compagnia di un figlio o di un giocatore meno esperto, quanto meno divertono ed incuriosiscono quanto basta per un avanzamento veloce di tutta la campagna. Un risultato magro ma comunque accettabile, reso possibile dall'oggettiva assenza di elementi di gioco capaci di frustrare od innervosire il giocatore. Un'avventura semplice ed immediata, nel bene e nel male.



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