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Dead Space Extraction - Recensione

Scritto da Michele Pattone   
Martedì 20 Ottobre 2009 12:28

Dead Space Extraction - Review

 

Il primo Dead Space è stato una delle rivelazioni videoludiche dello scorso anno: pur non essendo un titolo rivoluzionario nelle meccaniche di gioco, seppe conquistare in maniera quasi unanime tutti gli orfani del genere “survival horror” di vecchio stampo, che tanto erano stati in voga prima dell'avvento di Resident Evil 4; l'atmosfera angosciante e l'ottimo comparto audio-video permisero a Dead Space di diventare un ottimo punto di partenza per la costituzione di un solido franchise.

Per compiere il salto di qualità definitivo il giovane brand necessitava di un battesimo (di sangue, ovviamente) anche sulla console più venduta del momento, ovvero Nintendo Wii; per questo motivo Visceral Games ed Electronic Arts hanno deciso di dare vita a Dead Space: Extraction, che si pone rispetto al primo capitolo come prequel, narrando fatti avvenuti prima dell'arrivo della nava Ishimura sul pianeta Aegis VII.

Le premesse narrative di Extraction sono intriganti: nella colonia spaziale viene rinvenuto un Marchio; per alcuni si tratta di una semplice roccia, per altri invece costituisce un manufatto di origine misteriosa dotato di poteri sovrannaturali, e adorato da una setta religiosa chiamata “Unitology”.


Qualunque sia la sua reale natura, nella colonia spaziale Aegis VII iniziano ad accadere strani fatti: una buona parte della popolazione di minatori viene affetta da disturbi di varia natura come depressione e insonnia, che nei casi più gravi sfociano in fenomeni di suicidi di massa ed omicidi di efferata violenza...il resto, se vorrete, lo scoprirete voi stessi.

Per questioni prettamente tecniche legate alla potenza di Nintendo Wii, Visceral Games non può sfruttare per Extraction la stessa formula di gioco utilizzata in passato per le versioni di Dead Space apparse su PlayStation 3, PC ed Xbox 360; per questa ragione la software house ha deciso di optare per una tipologia di gioco tutto sommato atipica, rappresentata dal genere “shooter on rail”, nella quale i combattimenti si svolgono con la visuale in prima persona, mentre il gioco controlla in maniera pressochè autonoma i movimenti della telecamera.

Scopo finale dell'avventura è quello di eliminare tutti i nemici senza rimetterci la pellaccia, sparando sullo schermo tramite un (esageratamente grande) mirino con le numerosi armi letali tipiche offerte dalla casa come laser, lanciafiamme, sparachiodi, taser; ed utilizzando ad arte le capacità di stasi, ovvero la possibilità di bloccare temporaneamente l'avanzata dei nemici. Di tanto in tanto l'azione viene intervallata da alcuni (piuttosto ripetitivi) mini-giochi che ricordano per certi versi quelli visti in titoli recenti come Bioshock.



Ed è proprio in questa scelta di concepire Extraction come “shooter on rail”, per certi versi obbligata ab origine, che si nasconde il difetto maggiore del titolo: il gioco “su rotaie” finisce per imbrigliare fin troppo l'intera opera, rendendo di fatto impossibile una conciliazione tra due visioni concettuali antitetiche; se da un lato infatti la storia viene relegata in una posizione subordinata a causa dei tempi ristretti insiti in tutti gli sparatutto su binari, dall'altro la volontà di utilizzare una narrativa ricca di dettagli finisce per rallentare eccessivamente il ritmo dell'azione pura, che raramente raggiunge i livelli di intensità ragguardevoli apprezzati in titoli similari come House of the Dead.

Detto in soldoni, Extraction è vittima di se stesso e della sua natura ambigua e ambivalente. Davvero un peccato, anche in considerazione del fatto che l'eliminazione dei necromorfi tramite l'accoppiata Wiimote (che costituisce il fuoco primario) e Nunchuck (attacchi ravvicinati) non sarebbe di base affatto male, grazie anche alla possibilità di giocare la storia in modalità cooperativa.

Dal punto di vista specificatamente tecnico, gli sviluppatori hanno tirato davvero fuori il massimo da Nintendo Wii, cercando di spremere fino al metallo le capacità grafiche della macchina: nonostante questo, Extraction non riesce mai a generare puro terrore, cosa che invece riusciva piuttosto bene al predecessore nato per girare su altri hardware decisamente più performanti: Lo Squalo di Steven Spielberg (non il film, ma proprio l'enorme mammifero ricostruito) poteva spaventare visivamente gli spettatori nel lontano 1975: ma ad oggi difficilmente qualcuno proverebbe terrore di fronte a quella posticcia rappresentazione del charcarodon charcarias.



Dead Space: Extraction si comporta decisamente meglio sul fronte audio, che vanta effetti ambientali di ottima fattura, sopra la media rispetto a produzioni analoghe. I dialoghi infine, tutti in inglese e sottotitolati in italiano, sono curati e ben realizzati, valorizzando ulteriormente l'impianto narrativo.

Se a tutto questo aggiungiamo una longevità a dir poco deficitaria a causa di una modalità storia composta da soli dieci capitoli (che può essere terminata tranquillamente in un paio di serate intense di gioco, specie se affrontata in coppia) ed aiutata ancor meno da una modalità sfida che prevede l'ormai classica e stantia formula “respingi l'orda di nemici restando vivo”, di certo il quadro finale dell'opera targata Visceral Games non può che apparire solo parzialmente positivo.

L'ultimo appunto davvero doveroso deve essere riservato alle bellissime vignette create da Ben Templesmith ed arricchite dalla storia generata dalla fervida mente di Anthony Johnston. Semplicemente da applausi.

 

 

Commento Finale

Dead Space Extraction è un titolo che onestamente ci sentiamo di consigliare solamente ai fan più accaniti della serie, che vogliono conoscere tutti i retroscena che hanno portato all'inferno su Aegis VII e sull'Ishimura. Raramente terrorizzante, dotato di una longevità e rigiocabilità piuttosto bassa, e con dei limiti concettuali piuttosto evidenti, Extraction si posiziona come una produzione decente, ma nulla di più.

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