Rock Band Unplugged - Recensione |
| Scritto da Riccardo Pellegrini | ||||
| Giovedì 18 Giugno 2009 23:00 | ||||
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Qualche mese fa il proclama trionfalistico di John Koller: "Questo sarà l'anno migliore di PSP". Rock Band Unplugged doveva essere la prima killer application del corso nuovo di PlayStation Portable. Presstart spera per l'handheld Sony che i titoli del suo rilancio non condividano la stessa qualità del prodotto in analisi. Pur costituendo, a livello giocoso, un porting riuscitissimo di Rock Band, Unplugged va solo nominalmente considerato un capitolo della serie musicale che da due anni fa impazzire il mondo intero. E non c'è layout grafico che tenga. Negate al titolo la possibilità di utilizzare qualsivoglia plasticosa riproduzione di strumenti musicali realmente esistenti, e gli sottrarrete metà dell'appeal.Toglietegli la modalità multiplayer, vero pilastro di una serie nata per essere fruita in gruppo, e quello che resta son briciole, leggere come lo sbadiglio che fuoriuscirà dal vostro cavo orale dopo che la lancetta dei minuti avrà compiuto qualche giro di orologio. Più che uno spin-off di Rock Band, Unplugged è la brutta copia di Amplitude. O di Frequency, decidete voi. Il gameplay dell'ultima fatica Backbone è quanto di più basilare possa esserci, e sebbene questa soluzione pare inizialmente funzionare alla grande, la soddisfazione di districare le dieci, piccole estremità degli arti superiori per eseguire sequenzialmente le colonie di note distribuite con generosità dal gioco dura non più di un paio di minuti. Purtroppo. Non diverrete un tutt'uno col beat del gioco; non vi sentirete, fondamentalmente, un componente di una band rock, quanto piuttosto un automa capace di eseguire una canzone senza provare un briciolo di emozione. Cade a fagiuolo, mai come in questo caso, la possibilità di provare tutte le melodie non ancora sbloccate nel World Tour in modalità libera. Ma il "bello" non finisce qui. Avete già provato uno qualsiasi delle precedenti iterazioni del franchise targato Harmonix? Allora aspettatevi variazioni sulla tracklist veramente minime. E meno male che il Music Store incluso permetterà di rendere praticamente nullo questo difetto, previo esborso di ulteriore pecunia.
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