Dissidia: Final Fantasy - Recensione

Scritto da Riccardo Pellegrini   
Domenica 27 Settembre 2009 11:21

Dissidia: Final Fantasy - Review

 

Prima che un gioco, Dissidia rappresenta l'occasione di riconciliarsi con oltre venti anni di storia Square, alacremente punteggiata da personaggi e storie oramai divenuti elementi incancellabili nelle memorie.

Perché, oltre ad un gioco clamorosamente ricco e decorosamente affrescato, l'ultimo figlio della storica software house nipponica è in realtà parto faticoso rischiarato dalla carismatica presenza delle figure cardine della tradizione ruolistica dagli occhi a mandorla realizzati, negli anni, da quel padre rinnegato che risponde al nome di Hironobu Sakaguchi.

E, sebbene da un punto di vista narratologico il titolo non riesca a divincolarsi dalla sempreverde rappresentazione dell'eterna lotta tra bene e male, premere start per la prima volta significa realmente cominciare un'esperienza giocata del tutto nuova, nel mondo policromo e polivalente di Dissidia: Final Fantasy.

Policromo per via delle infinite microsfaccettature giocose e stilistiche che, grazie ai dieci eroi selezionabili di default, prendono forma in itinere, mentre il giocatore, sempre più appassionato da un mainframe atipicamente mirato all'hardcore gamer, piuttosto che alle persone digiune di articolati gameplay, esplora ogni meandro di uno spazio fantasy dalle incredibili potenzialità ludico-narrative.


Polivalente nel senso dei differenti livelli di lettura che offre: prendetelo seriamente, e Dissidia saprà offrirvi profondità, quantità e qualità; di converso, approcciatevi boriosamente al gioco, imparate solo le basi dell'intricato sistema di combattimento, e soccomberete alla bastardaggine di scontri dall'alto coefficiente di difficoltà.

Non preoccupatevi: basta ricominciare il livello daccapo, per acquisire l'esperienza necessaria a mazzuolare anche il più coriaceo dei nemici. In un continuo turpiloquio di parole difficilmente ripetibili in questa sede, il giocatore svogliato medio proverà ad usare questa tattica sporca ma funzionale ad libitum, quanto basta per conquistare tutte le mappe di gioco.

Le mappe, sì, perché lo Story Mode, suddiviso in differenti capitoli a seconda dell'eroe si voglia impersonare, rivoluziona il modus ludico canonico offrendo al fruitore la possibilità di vivere le imprese, le gioie, i dolori ed i tormenti di ognuna delle storiche personalità Square sopra centinaia di board bidimensionali, positivamente flagellate dall'incombente presenza di scagnozzi del male assieme alla gradevolissima materializzazione di item pregiati e curativi vari.



Al giocatore, che viene posto all'inizio di questa scacchiera, è richiesto solitamente di raggiungere l'obiettivo posto al termine della stessa, ma per farlo ha diverse opzioni: saltare tutti i punti sensibili tralasciabili, così da risparmiare mosse ed importanti Destiny Point, traducibili in ricompense piuttosto cospicue, oppure setacciare tutta l'area esplorabile.

Ogni battaglia, di solito, offre una o più sottomissioni, requisiti specifici che, qualora soddisfatti, offriranno ulteriori DP al portfolio del curioso giocatore. La parte tattica di Dissidia: Final Fantasy è quindi importante, e scegliere la miglior condotta di gioco non è sempre facile, specie nei livelli più avanzati. Ma è al momento di combattere, che l'opera abilmente colorata da Tetsuya Nomura e diretta da Yousuke Shiokawa abbandona la strada del tatticismo bruto, ed abbraccia l'azione frenetica. Preparatevi ad utilizzare tutti i tasti di PSP, perché il sistema di controllo adottato da Square è, in questa occasione specifica, complesso e arzigogolato, completo e adeguatamente preciso.



Salto, due tasti d'attacco, schivata, counter, corsa, scatto, parata, grind, limit break, double jump, tanti piccoli elementi costitutivi di un'intelaiatura incarnante grandi virtù e sparuti difetti. Il livello di complessità e spettacolarità a cui può giungere una battaglia (specialmente se giocata tra due persone in multiplayer ad hoc) è direttamente proporzionale al livello di conoscenza delle numerose meccaniche che regolano l'universo combattivo di Dissidia.

Ma c'è un punto, uno solo, che vieta al titolo Square Enix di entrare nella ristretta schiera dei migliori titoli portatili degli ultimi anni: il sistema di inquadrature. Per via dell'estrema frenesia dell'azione, infatti, la telecamera virtuale perde soventemente di vista i combattenti, in particolar modo in prossimità di superfici verticali.

 

Commento Finale

Dissidia: Final Fantasy non delude le aspettative. I combattimenti, veloci e senza sosta, vengono sostenuti da una struttura ludica profonda e ben realizzata. Un nutrito numero di extra, centinaia di missioni ed un cast senza pari terranno occupati anche il più coriaceo dei giocatori per lungo tempo. Peccato per l'assenza di qualsivoglia modalità multiplayer via infrastructure wi-fi e per un sistema di telecamere virtuali non sempre puntuale e preciso. Un ottimo gioco, comunque.

 

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