Wet - Recensione |
| Scritto da Celine Ugazzi | ||||||
| Lunedì 12 Ottobre 2009 13:05 | ||||||
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WET è un titolo dotato di un animo turbolento come quello della sua protagonista Rubi, causato se vogliamo anche dalla sua travagliata gestazione: il progetto, inizialmente nelle mani di Activision, fu accantonato dallo stesso publisher in un momento di forte cambiamento a livello societario, a causa della fusione con Vivendi e Blizzard avvenuta nel corso del 2008. Relegato nel limbo dei giochi senza una data di uscita precisa (e sicura), insieme a titoli del calibro di Brutal Legend, WET ha corso davvero il rischio di non vedere la luce: fortunatamente Bethesda Softworks è riuscita ad ottenere i diritti della pubblicazione del videogioco sviluppato dai canadesi di Artificial Mind and Movement. WET si presenta come uno sparatutto in terza persona dotato di un gameplay che mescola elementi acrobatici a là Prince of Persia con le sparatorie "hard-boiled" di Stranglehold, il tutto coadiuvato da una storia che sarebbe potuta essere tranquillamente scritta del genio del genere pulp: Quentin Tarantino. Un mix di suoni, luci, colori, pallottole e sangue, tutte pervase purtroppo da quel retrogusto che sa di già provato (e visto) in passato. Fin dall'inizio viene svelato che il termine "Wet" rappresenta l'eufemismo di "Wetwork", ovvero "lavoro sporco”: ed in effetti le vicende narrate nel titolo di Bethesda ben si adattano a questa concezione. Inizialmente sarà richiesto di svolgere un compito (sporco, ovviamente) per un ricco faccendiere della malavita, tale John Ackers: lo scopo è quello di recuperare un cuore umano da una banda di malviventi affinchè esso possa essere impiantato nel petto di colui che ci ha commissionato l'affare.
Dopo un breve filmato introduttivo, si è immediatamente catapultati nel pieno dell'azione dovendo sgominare una dozzina di nemici in modo da familiarizzare con i controlli base, che risultano abbastanza intuitivi anche per i giocatori occasionali: dopo neanche un'ora di gioco si è già in grado di eseguire mirabolanti acrobazie facendo fuoco all'impazzata, e con uno stile inconfondibile, contro i nemici, grazie anche all'equipaggiamento della fascinosa e letale protagonista; sebbene all'inizio Rubi disponga solamente di due pistole ed una katana, le prime da utilizzare per colpire a distanza e la seconda per l'attacco a corta distanza, con il passare dei minuti è possibile sbloccare ulteriori armi e mosse, così come le caratteristiche di resistenza della protagonista: il tutto è possibile grazie ai soldi raccolti che sono disseminati nei livelli di gioco. Spesso e volentieri infatti la nostra eroina Rubi entra in una specie di modalità berserker, nel corso della quale la veste grafica (e musicale) di WET cambia nei toni stilizzati del rosso e del nero per sottolineare lo stato emotivamente deviato del personaggio, in uno stile visivo che ricorda da vicino titoli come Mad World e Killer 7. In questi frangenti Rubi sviluppa una potenza omicida spropositata, sbizzarrendosi in uccisioni a catena tramite spettacolari combo. Queste sequenze, insieme ad altre costituite da inseguimenti in sella a moto ed automobili, aiutano sicuramente a spezzare l'altrimenti eccessiva monotonia delle fasi "bullet time": nello stessa direzione vanno annoverati anche i simpatici stacchetti pubblicitari stile anni 50' fra un capito e l'altro. Oltretutto nel corso della storia anche le ambientazioni degli scenari perdono di qualità tanto più ci si avvicina alla fine: tra le location iniziali possiamo notare degli esterni abbastanza particolareggiati, tra cui addirittura una bellissima riproduzione di un teatro, mentre verso le battute finali ci si ritrova sempre più spesso a combattere in pseudo magazzini e posti parzialmente abbandonati e spogli. Tutto questo a causa, probabilmente, dello sviluppo travagliato del titolo a cui abbiamo fatto riferimento nelle battute iniziali di questa recensione. Insomma, se ci fosse un premio come miglior soundtrack originale nei videogiochi, WET si aggiudicherebbe il titolo a mani basse. Anche il doppiaggio è tutto sommato ben eseguito, con le voci in italiano dei personaggi che risultano quasi sempre appropriate: peccato però per una certa mancanza di precisione del lip-sinch, che in certi frangenti rovina l'effetto complessivo dell'opera di localizzazione.
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