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Ladies and gentlemen… We are live! Pronti ad analizzare, con fare cauto e (nei limiti del possibile) emotivamente asettico, il ritorno delle Mixed Martial Arts sulla scena videoludica attuale. Un ritorno che strapperà, ai milioni di appassionati della disciplina presenti in tutto il globo, un manifesto sorriso a trentadue denti: con questa ultima produzione, i portentosi ragazzotti nipponici di casa Yuke’s hanno saputo dimostrare come fiction e wrestling non costituiscano le loro uniche specialità.
Quale miglior contesto della prima federazione al mondo di arti marziali miste? Carisma e appeal di tutti i tratti caratteristici della Ultimate Fighting Championship sono trasposti in maniera eccellente all’interno dell’ottagono virtuale di THQ, a partire da annunciatori e seducenti donzelle in bikini (il più delle volte piacevoli fonti di distrazione tra un round e l’altro), fino ad arrivare a cameraman e storici preparatori atletici: eccezion fatta per le entrate dei lottatori (totalmente assenti), l’atmosfera del prodotto televisivo di Dana White è ricostruita alla perfezione. A dispetto di una cura tutt’altro che maniacale delle texture per così dire “periferiche”, va segnalata una solida e realistica riproduzione dei modelli poligonali dei combattenti. Oltre al lodevole apparato scenografico, va dato merito all’ottimo lavoro svolto da Joe Rogan, Mike Goldberg e Bruce Buffer in sede di doppiaggio, perla acustica che va a coadiuvare egregiamente la povera (se paragonata agli standard degli attuali titoli sportivi), ma coerente, colonna sonora. Dopo aver preso atto della buona riuscita di presentazione audiovisiva ed elementi di contorno, è ora il caso di sviscerare il nucleo ludico di UFC 2009. L’oggetto dell’analisi non è un picchiaduro tradizionale. L’offerta di Yuke’s risiede nel connubio tra tre tipologie di gameplay dissimili tra loro, coese in modo innovativo, ma soprattutto funzionale. La situazione ludica di partenza (ed anche la più frequente) vede i due lottatori faccia a faccia, in posizione eretta, pronti a randellarsi brutalmente a furia di selvagge percussioni eseguibili con gambe e braccia (ad ogni arto è associato un pulsante del pad): questo è il contesto che più si avvicina al concetto di “picchiaduro”. Un efficiente ed intuitivo sistema di parrying, unito alla variazione del tipo di percossa in relazione alla distanza tra i contendenti, garantisce una giocabilità che, sebbene non brilli per dinamismo e fluidità, riesce a coinvolgere ed appagare fino in fondo. E’ la leva analogica destra che gestisce invece il secondo (così come il terzo) apparato, quello in cui i contendenti sono a contatto ravvicinato, invischiati in contorti clinch o plastiche prese. La suddetta circostanza può essere definita come una fase di transizione che porterà, attraverso eventuali proiezioni, all’ultimo, innovativo e controverso congegno ludico: il ground-game. Yuke’s ha deciso di improntare la “lotta a terra” su un inusuale sistema di posizioni, più o meno favorevoli per l’uno o l’altro atleta; è sempre la più che mai polifunzionale leva analogica destra a governare i giochi, permettendo, attraverso rapide movenze a mo’ di “mezza luna”, la transizione da una posa all’altra. Inutile dire come al variare della postura muti anche la gamma di manovre attuabili. Nonostante il meccanismo possa di primo acchito apparire alquanto pleonastico e randomico, non tarderà ad esibire la logica più che congruente albergante nelle proprie radici ludiche.
La vera sfida vinta da Yuke’s è stata quella di amalgamare un sistema di gioco di tale varietà e complessità, con le sei arti di combattimento di cui si avvalgono i lottatori della Ultimate Fighting Championship. Assegnando ad un singolo tasto le funzioni caratteristiche di ciascuna tecnica infatti, il dilemma è stato ingegnosamente risolto: ancora una volta, sono le diverse posizioni assunte dal lottatore a decretare la tipologia di offesa disponibile. E’ inevitabile, per lo meno nelle prime battute, un senso di frustrazione e disorientamento scaturito dall’elevata quantità di variabili atte a condizionare l’esito del match; rimane comunque difficile anche soltanto immaginare un gameplay più funzionale di quello appena delineato: traslare una vasta disciplina come quella delle Mixed Martial Arts in un paradigma limitato ad una manciata di leve e pulsanti, non sembrerebbe esattamente una passeggiata di salute. Sebbene si tratti del primo esperimento nel suo genere, la struttura ossea di UFC 2009 non può non essere lodata per economicità, concisione ed intuitività; l’eventuale (per non dire scontato) sequel non potrà far altro che migliorare la fluidità dell’azione ed il bilanciamento dei personaggi. Ulteriori buone nuove pervengono direttamente dal discorso longevità. Tanto la carriera quanto la modalità online, sono fin troppo in linea con le aspettative, ma non per questo scarsamente coinvolgenti. La prima è in grado di elargire non poche ore di intrattenimento, dando la possibilità di partire da zero con un atleta personalizzabile: il fine ultimo è quello di scalare la vetta dell’Ultimate Fighting Championship tra allenamenti (volti all’incremento degli attributi), pubbliche relazioni, contratti pubblicitari ed incontri titolati. Il comparto multiplayer è fondato sulle classiche leaderboard scalabili attraverso l’accumulo di punti esperienza. Le poche sfide online disputate da Presstart sono state caratterizzate da alcune problematiche di lag, ben più accentuate rispetto alle complicazioni precedentemente riscontrate nel netcode di Smackdown vs Raw 2009. La speranza è che si tratti di un inconveniente puramente temporaneo, o per lo meno dovuto a problemi di connessione degli avversari affrontati. Per concludere, come non citare la sempre gradita ciliegina sulla torta, il valore aggiunto volto ad offrire il giusto spazio ricreativo tra carriera e multiplayer: stiamo parlando della modalità “match classici”, un toccante viaggio nel passato che vi farà rivivere alcuni dei più emozionanti epiloghi della storia della UFC, dandovi la possibilità di sbloccare (e visionare) memorabili promo ed indimenticabili highlights. Il medesimo concetto (con i dovuti paragoni) alla base di WWE Legends of Wrestlemania. Commento finale UFC 2009 è la gioia degli appassionati delle Mixed Martial Arts, la valida ed insperata alternativa all’ormai statico genere del beat‘em up. Visivamente emozionante e tecnicamente efficiente, l’ultima opera modellata dai sovrani del wrestling di casa Yuke’s si è rivelata un prodotto vincente sotto quasi ogni punto di vista. La notevole difficoltà di approccio è un esiguo prezzo da pagare, se rapportato alle soddisfazioni che il titolo è in grado di regalare dopo un numero non esagerato di incontri preparatori. Presstart si sente di consigliare UFC 2009 a tutti gli appassionati, non troppo conservativi, dei picchiaduro in generale; per quanto concerne invece i fan storici della federazione edificata dal buon Dana White, l’acquisto è più che obbligato. UFC 2009 Undisputed è, come direbbe Joe Silva, “as real as it gets”. |
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