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Trinity: Souls of Zill O'll - Recensione

Scritto da Fabrizio Valenti   
Sabato 19 Febbraio 2011 13:33

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Quando si parla del binomio Tecmo Koei e Omega Force è quasi automatico pensare alla serie Dynasty Warriors, eppure quest'oggi analizzeremo nel dettaglio una produzione più famosa nel Sol Levante che in Europa, che promette di rianimare un genere che negli ultimi anni ha sofferto di una certa stagnazione mediatica, anche a causa di alcuni deludenti titoli apparsi sul mercato.

Signore e signori, ecco a voi pregi e difetti di Trinity: Souls of Zill O'll, gioco di ruolo contaminato da forti componenti action.

 

 

 

 

 

 

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Nel regno di Dyneskal, l'imperatore Balor viene allarmato dal suo consigliere e profeta Zofor circa una profezia che lo vedrebbe spodestato da uno dei suoi nipoti. L'imperatore, per nulla scoraggiato, pianifica la morte di sua figlia incinta, non riuscendo però nel folle gesto. Questo causa l'ira di Lugh, figlio dell'imperatore, che decide di ribellarsi al padre, prendendo in comando il suo esercito. In seguito a numerose battaglie, Lugh per salvare la sua famiglia viene ucciso da Balor proprio davanti agli occhi dei suoi due figli.

Il titolo narra le avventure di Areus, il più giovane dei due, che diventato un gladiatore nell'arena di Liberdam, impara a combattere per riuscire, prima o poi, a vendicare la morte del padre. Nel suo lungo cammino egli non è mai solo, affiancato da vari personaggi tra cui Dagda e Selene.

La trama non brilla certamente per originalità, ed è incanalata in binari che non concedono alcuna possibilità di interazione al giocatore, chiamato a subirla "passivamente" senza alcuna possibilità di modificarla anche parzialmente, ma nonostante ciò rimane sempre coerente e non incorre in pecche grossolane o fasi di stanca eccessive, e grazie alla sua semplicità di altri tempi, riesce a scorrere quasi sempre in maniera piuttosto gradevole.


 

 

 

 

 

 

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L'evolversi dell'avventura è sviluppata in uno stile non lineare piuttosto simile a ciò che accade nei MMORPG, con la possibilità di girovagare per la mappa di Vyashion, il continente in cui si svolge l'intera vicenda, e completare una serie di missioni che, purtroppo, non brillano per raffinatezza e varietà.

Sulla mappa di gioco è possibile sbloccare gradualmente le posizioni delle varie città, miniere, grotte e dungeon. Quando si entra in una di queste città, viene visualizzata una schermata fissa con all'interno varie opzioni da scegliere: si può dunque raggiungere il negozio per comprare armi e magie, oppure recarsi alla taverna per avere quante più informazioni possibili dai personaggi non giocanti sulla storia, così come dirigersi alla Gilda degli Avventurieri, nella quale accettare le varie quest disponibili (alcune delle quali seguono la trama principale, mentre altre offrono side quest di mero contorno), oppure penetrare nell'Arena dove viene concessa la possibilità di decidere quale sfida accettare per vincere oggetti rari e non.

Piuttosto controcorrente, rispetto alla moda del momento, la scelta degli sviluppatori di utilizzare pochi filmati per segnare lo scorrere degli eventi, mentre appare piuttosto intensivo l'uso di dialoghi solo testuali tramite vignette statiche, aspetto questo che ricorda molto la tecnica comunicativa dei giochi di ruolo vecchio stampo; se ciò, da una parte, rappresenta un voluto omaggio agli RPG made in Japan di un volta, dall'altra denota una scelta probabilmente dattata dalla necessità di camuffare alcuni limiti tecnici, e forse anche di budget, della produzione.

 

MOMENTO MIGLIORE

I divertenti siparietti tra Areus e Dagda

MOMENTO PEGGIORE

I dialoghi solo testuali alla lunga stancano

 

 

 

 

 



 

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