Split/Second: Velocity - Recensione |
| Scritto da Riccardo Pellegrini | ||||||
| Mercoledì 02 Giugno 2010 13:22 | ||||||
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Non è un mistero che il racing game di stampo arcade stia attraversando un periodo particolarmente florido: a partire dalla pubblicazione di Burnout, in effetti, l'industria del videogioco ha cominciato a (ri)capire come il fruitore sia perfettamente in grado di apprezzare le cose semplici, genuine, divincolate dai tecnicismi contenuti nel codice genetico di ogni produzione corsistica esistente sulla faccia della Terra da Gran Turismo in poi. Split/Second: Velocity è la vittoria del gioco sul video, uno scatolotto magico in grado di trasformare le abilità del giocatore in violente cariche capaci di distruggere elementi dell'environment solo per il semplice gusto di trionfare sugli avversari, demolendogli i mezzi a distanza di sicurezza. E' la rivoluzione copernicana della barra energetica nel brullo terreno dei titoli corsistici che non richiedono conoscenze ingegneristiche per poter essere goduti al massimo, è l'adrenalinica abolizione del boost in favore di un concentrato di devastazione e violenza, è il vero e proprio deus ex machina del gameplay. Senza energy bar e in mancanza di powerplay (così vengono chiamate, nel gioco, le distruttive interazioni che i partecipanti alla pugna corsistica virtuale possono perpetuare nei confronti degli elementi sensibili dell'ambiente), infatti, Split/Second: Velocity sarebbe un titolo decisamente nella media. Utilizzando una delle tre tacche messe a disposizione dalla barra dell'energia, invece, si attiva un powerplay di primo livello, in grado di determinare la frammentazione di modeste porzioni del fondale e di far scoppiare veicoli realizzati appositamente per esplodere in faccia al malcapitato di turno.
Qualora si propendesse per l'utilizzo di un powerplay di secondo livello, meritevole dell'intera energy bar, il tracciato verrà sconvolto da una serie di soprusi attuatori di un cambio morfologico capace, da solo, di offrire al giocatore rotte alternative, inesistenti sino a qualche microsecondo prima. Una corretta gestione della propria barra dell'energia diventa quasi più importante dello stile di guida: scatenare l'Inferno al momento giusto significa guadagnare tante, tantissime posizioni. L'opera di Black Rock Studio appaga discretamente l'occhio mediante un aggiornamento video inchiodato sui 30 fps (alcune texture sono invece poco definite, taluni costrutti poligonali appaiono poco elaborati e, in sparute occasioni, l'engine propone qualche pop-up di troppo), divertendo la mano per mezzo di una serie di accortezze che ampliano di netto le possibilità di gioco veicolate dai dodici capitoli single-player progressivamente sbloccabili. Sebbene il core del prodotto rimanga incentrato sull'impiego ad ogni pié sospinto del powerplay, una serie di modalità "alternative" alla semplice corsa contro sette bolidi avversari riesce a spezzare la monotematicità del titolo. E così Split/Second: Velocity richiede al giocatore di schivare missili lanciati da un simpatico elicottero, oppure di non farsi colpire da barili pericolosamente lasciati schizzare a velocità considerevole da un tir in corsa. Diviene quindi arduo, per il fruitore, il compito di non venir travolto da una sequela di eventi (settantadue, per la precisione) decisamente invitanti sia in funzione del tasso di sfida proposta, sia relativamente alla bontà sostanziale delle possibilità ricreative messe in tavola dal titolo. Non mancano pure momenti di particolare frustrazione, vuoi per una intelligenza artificiale parecchio incline al "recupero facile", vuoi per la presenza di gare a cronometro nelle quali, a causa della necessità di conoscere tutti i pericoli insiti nei vari tracciati che fanno da sfondo al gioco, l'esperienza ludica assume i connotati di una vera e propria odissea del trial and error.
La sezione multigiocatore di Split/Second è onesta, ma non irresistibile: se da un lato è impossibile non notare la stabilità del netcode elaborato dagli sviluppatori di Black Rock Studio che consente di partecipare a corse prive di qualsiasi fenomeno di lag o quant’altro, dall’altro appare indubbio che limitare le competizioni online a soli 8 giocatori su pista risulta fin troppo restrittivo in termini di divertimento assoluto, anche considerando che molti recenti racing game come Blur e ModNation Racers assicurano un numero maggiore di veicoli sul circuito. Fortunatamente, allo scopo di evitare gare con ancora meno autovetture sul percorso, l’I.A. del gioco si sostituisce agli slot mancanti in modo da garantire sempre e comunque 8 automobili sullo schermo. Le modalità presenti nel gioco online sono piuttosto canoniche, ad eccezione dell’atipica gara “Sopravvivenza” a cui accennato qualche riga sopra, nella quale è indispensabile evitare alcuni barili (di colori diversi) che cadono da alcuni camion, con una progressiva eliminazione dei concorrenti in ultima posizione. Probabilmente l’aspetto meno convincente del multiplayer di Split/Second consiste nel fatto che è possibile guidare solo le auto precedentemente sbloccate nella modalità a giocatore singolo, rendendo di fatto obbligatorio intraprendere prima la carriera in single-player prima di dedicarsi al gioco online. I tantissimi mezzi motoristici offerti, differenziati nelle loro caratteristiche di velocità, accelerazione, predisposizione alla derapata e resistenza agli urti, verranno infatti elargiti conseguentemente ai risultati ottenuti nella modalità di gioco principale. Da sottolineare come ciascuna tipologia di veicolo si adatti più o meno bene alle differenti declinazioni corsistiche di cui è imbottito Split/Second: Velocity.
Decisamente stramba l'impossibilità di potersi difendere dai piloti in rimonta, laddove ci si ritrovi in testa alla gara: in quel caso, l'unica cosa da fare è correre a perdifiato verso il traguardo, pregando di non finire vittima delle ire funeste di uno dei concorrenti. Con l'abolizione completa del cambio manuale, comprensibile nel contesto arcade in cui si dipana il gioco, l'elemento più importante dell'intelaiatura ludica diventa la derapata che, oltre a garantire una buona percorrenza di curva, incrementa l'energia immagazzinata nella barra. Discutibile la scelta di eliminare lo specchietto retrovisore da entrambe le visuali di gioco disponibili. Una menzione positiva, infine, va fatta alla presenza di uno split-screen capace di ospitare un massimo di due giocatori, non penalizzando eccessivamente le prestazioni del gioco, e all sistema di obiettivi in-game impletementato nel titolo, esplicato attraverso l’uso di decalcomanie applicate sulla livrea delle macchine che contribuiscono, di fatto, a distinguere i giocatori novelli da quelli più esperti.
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