Marvel vs Capcom 3 - Recensione

Scritto da Riccardo Bindella   
Mercoledì 02 Marzo 2011 17:26

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A dieci anni di distanza dalla comparsa di Marvel Vs. Capcom 2 nella sale giochi di mezzo mondo, Capcom pubblica finalmente l'atteso sequel di una delle più amate serie picchiaduro che la sua lungimirante storia videoludica ricordi. Un gameplay frenetico, immediato ed altamente scenico sono stati, fin dai suoi albori, gli elementi di maggiore distinzione con la radice ludica più "Streetfighteresca".

 

Il destino di due mondi è ancora una volta nelle mani della casa di Ryu e Soci; e non stiamo parlando soltanto di quelli rappresentati dalle numerose leggende iconografiche protagoniste della produzione, ma soprattutto del difficile compito della casa sviluppatrice giapponese di accontentare i vecchi fan pur ammaliando le nuove generazioni. Scopriamo insieme se Capcom è riuscita ancora una volta a stupire il suo pubblico.

Avviso ai naviganti: abbiamo volutamente trascurato la componente Storia in quanto non è contraddistinta da uno spessore tale capace di definire, nel bene e nel male, il valore finale del prodotto. Completando il gioco si potranno "ammirare" soltanto le solite scene finali di poche righe di dialogo ordinate in background statici che, nel migliore dei casi, riescono soltanto a strappare un sorriso incuriosito al giocatore o introdurre qualche inaspettato cameo, ma nulla di più.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marvel Vs. Capcom 3, che sia o no di vostro gradimento, è un titolo fortemente arcade, dove è' praticamente assente qualsiasi variazione sul tema picchiaduro; l'offerta ludica è delle più classiche, con una modalità Arcade nella quale, scontro dopo scontro, si arriva al conflitto finale con l'enorme boss di turno (in questa edizione rappresentato da Galactus, "villain" della serie "I Fantastici Quattro"); una modalità Versus, per partecipare in rapide partite contro un giocatore umano in locale; la modalità Online, di cui vi parleremo più approfonditamente nell'apposita categoria; ed infine una modalità di allenamento che propone sia il classico schema libero dove poter settare a piacimento i parametri dell'innocuo "dummy", sia alcune missioni speciali nella forma di impegnative combinazioni di attacco - una decina circa per personaggio - studiate per permettere al giocatore l'apprendimento delle numerose tecniche avanzate che il gioco propone (una modalità di allenamento già sperimentata in Super Street Fighter IV). Chiudono il quadro ovviamente le Opzioni, che non presentano trovate geniali se non la possibilità, anch'essa già vista nelle ultime produzioni Capcom, di poter spostare liberamente sullo schermo i tipici elementi dell'HUD quali ad esempio barre energetiche e di potenziamento.

Un picchiaduro vero e proprio, che non fa capo a quegli elementi di contorno (tipici ad esempio delle serie Tekken e Mortal Kombat) quali ibridi action-adventure o puzzle game alternativi che solitamente vengono inseriti soltanto per addolcire l'esperienza di gioco a quei videogamer che non sono esclusivamente interessati alla sostanza del picchiaduro e al miglioramento delle proprie tecniche di gioco attraverso la sfida di altri giocatori. Tirando le somme, la quantità e la qualità di materiale ludico proposto è stata pensata, vuoi per rigore fondamentalista, vuoi per pigrizia dei programmatori, agli amanti della serie o del picchiaduro tecnico in genere, che senza nè sviste nè miraggi verranno immediatamente indirizzati verso il nocciolo della produzione rapprensentato dalle frenetiche battaglie 3 vs 3.


MOMENTO MIGLIORE

Studiare le numerose combo di ogni lottatore nella modalità Mission e rendersi conto stupefatti che è soltanto l'inizio

MOMENTO PEGGIORE

La scoperta di un ventaglio di opzioni di gioco e modalità forse troppo magro per una produzione moderna

 

 

 

 

 

 

 

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Che siate amanti dei beniamini digitalizzati dai programmatori Capcom, o di quelli nati dalla matita dei migliori artisti Marvel, al vostro gusto di scelta non è stato posto alcun limite. Nella composizione del terzetto di combattenti potrete scegliere liberamente pescando da un robusto roster di oltre 30 personaggi che, seppur non sfiorando minimamente la quantità offerta dalla passata edizione, oltre cinquanta, garantiscono comunque uno spettro di possibilità di scelta più solido, variegato e convincente. Purtroppo i personaggi che hanno goduto di maggiore attenzione per quanto riguarda il "moveset" sono state le nuove entrate (Dante di Devil May Cry ne è l'esempio più lampante), che beneficiano di un ampio arsenale di mosse e combinazioni speciali a disposizione. Questo distinzione non li pone comunque in posizione di vantaggio in confronto a quei personaggi storici costruiti secondo un paradigma di gameplay più classico (Ryu rimane comunque una scelta solida, anche con le sue tre classiche, inconfondibili mosse speciali che ormai tutti noi conosciamo bene) determinando, a primo impatto, un ottimo bilanciamento tra i vari lottatori.

Continuando a parlare di bilanciamento, l'elemento capace di fare la differenza in Marvel Vs. Capcom 3 non è tanto il singolo lottatore scelto, quanto l'intera combinazione di personaggi: scegliere il terzetto ideale diventa dunque un'arte in Marvel Vs. Capcom 3, e le variabili in gioco per arrivare al migliore risultato possibile non sono rappresentate soltanto dalla capacità di eseguire lunghe combo di oltre cento colpi; i giocatori che intendono avere successo dovranno tener conto di molteplici fattori, anche di carattere difensivo e strategico. Quando si sceglie un lottatore lo si predilige anche, ad esempio, in base alle peculiarità spaziali delle sue Super Mosse, la loro priorità ed il loro raggio d'azione. La giusta "Super" lanciata al momento opportuno consente di mitigare l'azione offensiva dell'avversario, donando al titolo uno squisito gusto strategico che soltanto i più tenaci sapranno cogliere e sfruttare a loro vantaggio. Questo aspetto, unito al gran numero di Super Mosse disponibili per ogni personaggio, diversifica e valorizza molto le opzioni di scelta gratificando in maniera molto più marcata che in altre produzioni parallele la sperimentazione da parte del giocatore.

A dare ulteriore spessore strategico al combattimento c'è l'X-Factor (ma qui Mara Maionchi centra molto poco). Una tecnica a disposizione di qualsiasi combattente, attivabile con la pressione simultanea dei quattro tasti d'attacco,che consente molteplici vantaggi immediati. Usando l'X-Factor i personaggi si muovono più velocemente, realizzano più danni al nemico, recuperano parte dell'energia persa, interrompono il frame d'attivazione dell'attacco appena effettuato e non subiscono danni in parata. Un'ampio spettro di vantaggi che non solo definisce una notevole varietà di usi, ma che necessita, per poter essere sfruttato al massimo delle potenzialità, di una certa dose di saggezza da parte del giocatore, in quanto l'X-Factor può essere usato una sola volta per incontro ed aumenta di efficacia proporzionalmente al numero di alleati periti in battiglia.

Per quanto riguarda il combattimento dunque, Marvel Vs. Capcom è un gioco completo e pieno di opzioni sia offensive che difensive. Grazie al suo suo sistema di gioco frenetico ed incalzante la produzione ha il raro pregio di rimanere appetibile per qualsiasi tipologia di giocatore, dal casual al professionista.

 

MOMENTO MIGLIORE

Improvvisare combo di dozzine di colpi rappresenta una gratificazione unica

MOMENTO PEGGIORE

Le fasi iniziali di gioco, dove la confusione generale necessita di essere metabolizzata

 

 

 

 

 

 

 



 

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