Majin and The Forsaken Kingdom - Recensione |
| Scritto da Riccardo Bindella | |||||||
| Giovedì 02 Dicembre 2010 12:30 | |||||||
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Namco Bandai e Game Republic ci invitano ad esplorare il mondo fiabesco di Majin and The Forsaken Kingdom, titolo del genere avventura incentrato principalmente sulla risoluzione di puzzle ambientali grazie alla collaborazione con la potente creatura mistica Majin: una grossolana bestia dalle fattezze di orso che, oltre ad allietarci lo spirito con il suo tenero modo di parlare, ci aiuta a raggiungere zone sopra elevate, attivare catapulte, distruggere ostacoli, apire porte pesanti e soprattutto interagire con l'ambiente circostante grazie ai suoi poteri elementali. Il gioco richiama in maniera piuttosto evidente molti degli elementi tipici di altre celebri produzioni videoludiche quali ad esempio Zelda, ICO e Prince of Persia: dalla longeva serie action RPG Nintendo il titolo eredita la struttura del suo mondo di gioco, panificata ad hoc per consentire al giocatore una progressione a tappe legata all'utilizzo di un determinato potere magico, con conseguente backtracking forzato che purtroppo affievolisce l'effetto freschezza dell'opera di qualche punto.
I puzzle ambientali che costituiscono la colonna portante del gioco sono molti e la difficoltà della loro risoluzione si trova sempre nella giusta via di mezzo tra immediatezza e ingegnosità, permettendo così al giocatore di rimanere letteralmente incollato davanti allo schermo grazie al ritmo incalzante con cui si passa da un enigma al successivo. Parlando più strettamente dei puzzle, alcuni puristi delle avventure grafiche potrebbero lamentare un'eccessiva semplificazione dell'interfaccia di controllo del nostro potente alleato: infatti, ad eccezione delle battaglie di cui parleremo più avanti, non è possibile scegliere specificatamente il potere da utilizzare su un determinato punto sensibile dell'ambiente, rendendo automatizzato tutto il procedimento di risoluzione dell'enigma. La situazione tipo in cui si incorre è quella di chiedersi se si è in possesso del potere necessario per risolvere una determinata area o se è necessario un ritorno successivo sul posto. Una condizione mentale leggermente più in tensione di quella offerta dalle odierne produzioni videoludiche che comunque ha il compito di gratificare con una certa dose di soddisfazione il giocatore una volta uscito con disinvoltura dal fastidioso pantano della main quest. Se i puzzle dell'avventura principale sono ben bilanciati, quelli legati all'ottenimento degli extra sono leggermente più complessi: esplorando a dovere l'area di gioco è possibile raggiungere scrigni segreti e frutti magici: i primi contengono esperienza ed equipaggiamento aggiuntivi con i quali si potenzia il protagonista Tepeu; i secondi servono invece al potente Majin per accrescere sia le sue statistiche base come vita e forza, sia la potenza dei suoi incantesimi elementali. L'utile mappa alla quale si accede con il tasto Select fa veramente un ottimo lavoro nel tenere il giocatore aggiornato sul numero di tesori nascosti in una determinata area di gioco, incentivandolo piacevolmente nel completare quanto più possibile fin da subito, una condotta ludica che, oltre a portare la durata dell'avventura sulle 20 ore di gioco circa, è fortemente raccomandata per via dell'assenza cronica di modalità extra o multigiocatore. I combattimenti non sono molto vari per numero di mosse eseguibili ma comunque il loro design è stato studiato con diversi spunti strategici interessanti per via dell'inserimento di una buona varietà di nemici con un diverso set di mosse e, soprattutto, la presenza di elementi sensibili dell'ambiente con cui interagire per avere vantaggi non indifferenti. Ad esempio è possibile attirare con il protagonista Tepeu i nemici in un determinato punto della mappa per poi dare l'ordine al Majin di scagliare su di essi un pesante masso, così da fare una vera e propria strage in tempi record: una sorta di versione digitale del celebre gioco di società "L'Isola di Fuoco". Tutti i nemici più comuni possono essere uccisi anche in modalità stealth arrivando in silenzio alle loro spalle, avvantaggiando non poco la velocità degli scontri. La velocità di risoluzione della mischia non è un elemento da tenere in bassa considerazione dato che ritornando in aree precedentemente visitate è necessario riaffrontare i nemici precedentemente sconfitti. Frequente respawn e backtracking forzato talvolta rendono l'esperienza di gioco più ripetitiva del dovuto, una fastidiosa perdita di tempo che ha l'unico pregio di incentivare il giocatore nel trovare la via più veloce per disfarsi del nemico, sia essa legata all'interazione ambientale, all'utilizzo dei poteri speciali del Majin o alla cautela delle sessioni stealth.
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