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DmC: Devil May Cry - Recensione

Scritto da Michele Pattone   
Sabato 02 Febbraio 2013 11:25

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Dante è sempre stato una vera e propria leggenda nell’immaginifico mondo dei videogiochi. Un personaggio dotato di un tale carisma e fascino da rendere immediatamente riconoscibile il brand Devil May Cry di Capcom fin dalla sua prima apparizione su PS1.

 

Quando il publisher giapponese annunciò l’anno scorso l’intenzione di realizzare un reboot della serie incentrandolo su un giovanissimo Dante con un taglio di capelli differente dalla classica chioma albina, molti afecionados della serie gridarono al delitto di lesa maestà ancor prima di mettere le mani sul videogame.

Ninja Theory, la software house scelta da Capcom per sviluppare questo progetto, non si fece intimorire dalle iniziali critiche circolate sul web, perseguendo la propria personale visione di un action game capace di distaccarsi fortemente da alcuni canoni tipici della serie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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DmC Devil May Cry racconta le avventure di un Dante poco più che adolescente, ancora non pienamente consapevole dei poteri demoniaci e delle abilità nello sconfiggere le creature del male conferitegli da Sparda, suo padre.

Dante è giovane, ribelle, dedito alle donne e ai party senza fine, uno vero e proprio figlio di puttana in erba. La sua vita (im)perfetta viene sconvolta dall’organizzazione dell’Ordine capeggiata da Vergil, suo fratello gemello e, come lui, un nephilim (metà angelo e metà demone), e Cat, una ragazza sensitiva da un passato tormentato che si è unita al fratello nella lotta contro l’impero malefico di Mundus.

L’impianto narrativo messo in piedi da Ninja Theory è uno degli aspetti migliori del titolo, soprattutto se paragonato ai precedenti episodi della serie, dove le trame erano piuttosto decorative anziché portanti; d’altra parte la compagnia di sviluppo inglese aveva dimostrato la cura e l’attenzione nei dettagli in questo campo con il progetto precedente, Enslaved.

La caratterizzazione di Vergil e di Dante è di pregevole fattura, e risulta a conti fatti uno dei motivi migliori per progredire nel gioco; efficaci in tal senso anche gli sporadici flashback che mostrano il passato e l’infanzia del protagonista principale e il suo legame con la madre, uccisa dal cattivo di turno, Mundus. Meno ispirato complessivamente invece appare il personaggio di Cat, che comunque ricopre un ruolo tutt’altro che marginale nell’evoluzione della trama, visto che ha il compito di aprire i portali che collegano tra loro il mondo e il Limbo, una specie di realtà parallela in stile Matrix.


MOMENTO MIGLIORE

“Se mi stai dando del figlio di puttana, non sei di certo il primo” (cit.)

MOMENTO PEGGIORE

Il personaggio femminile di Cat non appare troppo convincente

 

 

 

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Sebbene DmC Devil May Cry sia sempre un videogioco di stampo action hack & slash, l’approccio che propone nei combattimenti è sensibilmente diverso rispetto al passato. Dove prima c’era soprattutto una buona dose di tecnica e abilità, adesso il tutto viene rimpiazzato prevalentemente da una spettacolarizzazione negli attacchi e catene di combo praticamente infinite, elementi questi che sommati insieme portano ad un risultato più appagante per l’occhio che non per il cuore.

DmC Devil May Cry risulta a tratti troppo facile e guidato anche per il videogiocatore meno esperto, ma soprattutto per certi versi sembra non appartenere ad un gioco della serie Devil May Cry. Il tono, lo stile e il messaggio contenuti nel nuovo DmC sono molto diversi rispetto alla formula proposta nei capitoli precedenti. Aspetto questo forse inevitabile anche per il cambio di software house, ma che di certo può portare ad un certo smarrimento per i fan di vecchia data.

Le abilità e gli attacchi che Dante può scatenare contro le orde dei nemici sono quantitativamente numerosi, ma la non eccessiva difficoltà generale delle missioni non invogliano il giocatore ad esplorare tutte le combo realizzabili con le varie armi; a meno di casi particolari infatti, è sufficiente padroneggiare le mosse standard principali di ogni arma. Certo, delle esecuzioni particolarmente elaborate, e di conseguenza altamente coreografiche, permettono di ottenere una valutazione migliore al termine di ogni missione, ma questo aspetto da solo si rivela in finale piuttosto effimero. Il gioco presenta anche una parvenza di elementi di stile ruolistico, con la possibilità di aumentare la potenza delle armi e le abilità di Dante, ma il tutto appare realizzato in maniera molto semplicistica e poco accurata.

Sia nelle sezioni di combattimento puro che in quelle di stampo platform, i controlli mappati sul Dualshock della versione PlayStation 3 rispondono in maniera impeccabile, consentendo un pieno appagamento ed evitando qualsiasi senso di frustrazione.

 

MOMENTO MIGLIORE

eliminare i vari nemici utilizzando l’enorme mole di combo e armi ed ottenere una valutazione finale SSS.

MOMENTO PEGGIORE

i boss finali, specialmente l’ultimo, sono troppo semplici da battere.

 

 

 

 

 



 

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