Bionic Commando - Recensione

Scritto da Riccardo Pellegrini   
Mercoledì 03 Giugno 2009 23:06

BionicCommandoPS3Review

 

Descrivere in poche righe quanto di buono sia presente in Bionic Commando rappresenta un'impresa semplice da finalizzare. Capire dove Grin abbia errato nella propria personalissima rielaborazione del franchise ideato da Capcom più di venti anni fa è, invece, opera più difficile.
Un solo dato di fatto: l'action game partorito dall'etichetta con base a Stoccolma sa come tarpare le ali dell'entusiasmo.

Demolitore di onirici pensieri. La tecnologia che gli hardware di corrente generazione portano in grembo sembrerebbe essere adeguatamente potente per realizzare qualcosa di massiccio, capace di elidere con un sol colpo di spugna ogni tipo di limite tecnico del passato, e invece no, mentre il giocatore sogna di esplorare l'ambiente circostante finalmente libero da tangibili costrizioni fisiche, munito per giunta di un braccio meccanico estendibile che avrebbe probabilmente fatto la gioia di Dhalsim, viene svegliato bruscamente dalla violenza invisibile di pericolosissime zone radioattive, presenti nelle zone troppo ampie dell'environment e collocate ad hoc per delimitare il terreno esplorabile. Permanere per più di qualche secondo all'interno di queste malvagie zone d'ombra, peraltro non segnalate dal radar presente a video, significa andare incontro a (frustrante) morte certa. Volete rivoltare le rigide regole imposte dagli sviluppatori? Vi meritate di ritrovarvi stecchiti, allora. Una ingiusta punizione che poteva essere benissimo evitata ponendo un paio di mura invisibili, a nostro avviso.



Ed è nel preciso istante in cui il giocatore crede di trovarsi dinnanzi ad un action coi controfiocchi, in un mondo geograficamente limitato dove i nemici sono dotati di un minimo di arguzia tattica, che la splendida strada verso la vittoria finale comincia ad assumere i tristi connotati di una continuativa ricerca al nascondiglio migliore dietro il quale spalmarsi, attendendo in mefistofelica posa che i torbidi faccini avversari si palesino in tutta la loro smagliante bruttezza, prima di accoglierli con una scarica di montanti degni del miglior Mike Bison (versione orientale). Un gioco fedele alla sua intima contraddittorietà, che passa da fasi piuttosto semplici a zone in cui è la scorrettezza più becera a farla da padrone, proponendo una sfilza di (stupidi) scarrafoni meccanizzati eliminabili solo dopo cospicua dose di epiteti poco felici. E proprio quando il giocatore attraversa il momento di maggior sofferenza corporale, la frustrazione viene alimentata da una disposizione dei checkpoint senza dubbio discutibile.

Illusionista di professione. Per i primi quindici minuti, Bionic Commando è manifestazione giocosa schietta e fuori dagli schemi, peccato che i facili entusiasmi si spengano poco oltre, quando si assiste ad una ininterrotta riproposizione in loop delle medesime meccaniche ludiche, con qualche timida apparizione del boss di turno a rompere la monotonia dell'azione. Partecipare da spettatori ad una bionica sessione di gioco significa assistere a massacranti esercizi fisici eseguiti da colui che gioca, finalizzati a riuscire ad incrociare le dita dei piedi, uno sgradevole quanto poco funzionale sacrificio scaramantico tuttavia indispensabile per evocare la Dea Fortuna in corrispondenza di ogni salto, affinché ella protegga il giocatore dalle sventure causate da una telecamera virtuale soventemente poco reattiva.
Non imploravamo Kojima, poi, ma un briciolo di attenzione in più sulla storia, quello sì: la trama che tiene le fila del gioco è zeppa di stereotipi e priva di mordente. E meno male che il titolo non lascia molto spazio alla riflessione, quando il ritmo della (maldestra) azione rimane senza sosta, scandito dall'incessante fragore delle armi (due) che il protagonista può trasportare assieme ad un importante carico di bombe. Congiuntamente all'arma principale, il giocatore attinge da una mezza dozzina di weapon secondarie sostituibili presso apposite capsule provenienti, nemmeno fossero meteoriti, dalla dimensione celeste.



Ed è proprio grazie alla varietà degli armamenti che la meccanica di gioco diviene leggermente più avviluppante, capace di solleticare l'impiego di differenti approcci blastatori. Durante l'avventura, poi, l'alter ego del videogiocatore acquisirà tutta una serie di abilità per il braccio bionico che andranno ad incidere sull'interazione con elementi sensibili dell'ambientazione, permettendo di rovesciare autovetture, gigantesche rocce e voluminose scatole di ferro addosso agli avversi felloni. Persino i corpi dei soldati possono essere impiegati per assolvere ai medesimi compiti. Gli sviluppatori hanno inoltre pensato bene di riempire i livelli di stemmi dal deciso sapore retrò, collezionabili per sbloccare gustosi artwork. Lungo l'intera durata del gioco, inoltre, verranno proposte tutta una serie di sfide che, una volta portate a compimento, elargiranno potenziamenti ed achievement. Terminata l'avventura in singolo, archiviabile dopo otto ore circa al livello di difficoltà normale, il voluttuoso giocatore potrebbe aver l'ardire di rivolgere la propria attenzione alle modalità multiplayer offerte dal gioco, peccato però che sedici mappe, un massimo di otto giocatori e tre differenti tipologie ludiche (Deathmatch, Team Deathmatch e Capture the Flag) stanchino presto.

Se da un punto di vista squisitamente ludico il titolo non eccelle, le cose non migliorano di molto prendendo in considerazione la parte prettamente tecnica. Per tre quarti di gioco almeno, infatti, la piattezza regna sovrana, accostando ambientazioni spoglie e povere di dettagli ad effetti speciali un pelino più convincenti. Una menzione particolare va indirizzata, però, alle sezioni immerse nella vegetazione, le uniche assieme alla parte finale del gioco capaci di affascinare moderatamente con la loro fauna lussureggiante e l'abusato ma sempre efficace lens flare. Per il resto, il gioco presenta un nutrito campionario di difetti tecnici, tra i quali si ergono maestosi tearing, frame rate altalenante, aliasing e problemi nell'aggiornamento delle texture. Le musiche orchestrate si assestano invece su buoni livelli, così come gli effetti sonori. Da segnalare, infine, l'ottimo doppiaggio del gioco, graziato dalla carismatica presenza di Mike Patton, il cantante dei Faith No More.

 

 

Commento Finale

Bionic Commando è un titolo che riesce a garantire sprazzi di divertimento qua e là, soprattutto in single player. L'online è abbastanza deludente, e non riesce ad innalzare la longevità del gioco, completabile in una decina di ore. Il reparto tecnico, fra alti e bassi, non fa la differenza. Complessivamente, un'opera godibile, consigliata soprattutto ai fan del genere action.

 

 

mk.png

mk.png

dw7.png