Alpha Protocol - Recensione |
| Scritto da Riccardo Bindella | ||||||
| Mercoledì 30 Giugno 2010 08:38 | ||||||
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Alpha Protocol, l'ultima produzione Sega del cui sviluppo si è occupata la software house Obisdian Entertainment, è prima di tutto un gioco atipico. Non solo per le coraggiose scelte di concept design capaci di delineare il genere del titolo come ibrido tra RPG, stealth e action game, ma anche per l'altalenante realizzazione globale di quest'ultime, che passano facilmente da stellari interpetazioni dell'idea di videogioco a mediocri realizzazioni di quegli apparati che vengono ritenuti il moderno standard ludico. Alpha Protocol è anche il nome dell'organizzazione segreta nata con il compito di risolvere le minacce mondiali a cui il governo degli USA non può mettere mano in via ufficiale. Il protagonista della vicenda è una giovane recluta che grazie alle sue straordinarie capacità militari viene selezionata per una delicata missione in Medio Oriente. Come si intuisce dalla descrizione dell'organizzazione, i metodi per risolvere le suddette crisi mondiali non sono certamente ortodossi. Alpha Protocol è un mix concettualmente ben riuscito di tre distinti generi videoludici. La componente più interessante dell'opera di Obsidian Entertainment è senza alcun dubbio quella ruolistica.
Una storia di spionaggio e complotti politici, come ci hanno insegnato i buoni Sam Fisher e Solid Snake, è interessante già di natura, ma in Alpha Protocol oltre alla robustezza e al coinvolgimento di base del genere spionistico viene allegata anche una struttura composta da dialoghi a scelta multipla che coinvolge il giocatore come forse nessun titolo del genere ha mai fatto prima. I numerosissimi dialoghi che compognono l'avventura non solo hanno l'obiettivo di catapultarci nella storia del gioco ma anche di costruire delle relazioni tra protagonista e personaggi non giocanti. Le scelte effettuate dal giocatore durante i dialoghi, che per semplicità sono state ridotte a tre approcci base (compiacente, aggressivo e professionale), determinano lo sviluppo di relazioni che mutano il corso dell'avventura e i dialoghi futuri. In base alle scelte e alla condotta del giocatore il gioco cambia con un dinamismo eccellente mai visto in un titolo generalmente votato all'azione. Leggere i fascicoli e i dossier riguardanti i vari personaggi della vicenda per scoprirne le peculiarità psicologiche da usare a proprio vantaggio nei futuri dialoghi è una delle stupefacenti prerogative di Alpha Protocol capaci da sole di distaccarlo positivamente dalla massa di titoli similari.
I rami di specializzazione sono una decina e comprendono abilità furtive capaci di nasconderci ai nemici, abilità inerenti alle diverse tipologie di arma da fuoco, combattimento a mani nude e miglioramenti per quanto riguarda le capacità di hacker e scassinamento del protagonista. Per quanto riguarda l'equipaggiamento anche in questo campo le possibilità di personalizzazione sono molto più vicine ad un gioco di ruolo che ad uno di azione: è possibile infatti disporre di una vasta gamma di armi diverse e di relativi potenziamenti che vanno dal mirino laser per aumentare la precisione dell'arma, al manico imbottito per normalizzarne la stabilità o il rinculo, tutti acquistabili con i crediti guadagnati esplorando il territorio nemico e portando a termine le varie missioni.
Le animazioni imbarazzanti di protagonista e nemici fanno sprofondare l'alone di realismo e credibilità a cui gli ottimi dialoghi ci avevano preparato solo qualche istante prima; i controlli macchinosi e poco reattivi sono spiacevolmente uniti ad una mappatura dei tasti concettualmente discutibile, senza parlare dei bug grafici capaci di catapultare facilmente il titolo indietro di un paio di generazioni ludiche. Anche il livello di difficoltà generale è calibrato male: infatti alcuni talenti combinati tra loro rendono l'avventura una passaggiata, mentre altri trasformano l'esperienza in modo frustrante. Per disattivare allarmi, scassinare lucchetti o operare computer è richiesto il superamento di mini-giochi che per quanto interessanti all'inizio, scadono facilmente nel banale e nel ripetitivo. Inoltre il mix tra stealth action e RPG può dare vita a situazioni spiacevolissime, come mancare bersagli facili più per un fatto di statistiche tipiche del genere RPG che per la reale mira del giocatore richiesta in un gioco votato all'azione: le conseguenze sono più gravi di quanto ci si aspetti a causa del design tipico da gioco stealth che penalizza fortemente il giocatore con il classico allarme per richimare rinforzi in seguito al contatto visivo. Riassumendo, per un colpo mancato determinato da un dado immaginario si rischia di essere assaliti dai rinforzi nemici con conseguente "Game Over" e successiva ripartenza dal checkpoint più vicino (che purtroppo è fin troppo lontano).
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