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Pro Evolution Soccer 2010 - Recensione

Scritto da Riccardo Bindella   
Domenica 15 Novembre 2009 13:30

PES 2010 review PC

 

Il calcio è come sempre una costante del contesto videoludico sportivo della nostra generazione.

Sono passati davanti ai nostri occhi e alle nostre mani 16 anni di calcio firmato Konami, nato nel lontano 1994 su Super Nintendo con International Superstar Soccer. Dopo un successo indiscusso per le prime due console Sony, le cose sono iniziate a cambiare con l'avvento dell'attuale generazione di console.

Sbandamenti importanti, come quello del 2008, che ha spinto la comunità giocante a rimanere in pianta stabile su PS2, rimandando di un anno il salto generazionale; e come quello del 2009, anno di consacrazione della concorrenza targata EA Sports, fino a quel momento considerata innocua.

Da queste amare premesse di partenza è nata tutta l'ideologia della nuova simulazione calcistica Konami, che, ve lo anticipiamo per comodità vostra, è protagonista di una serie di successi parziali.

Il nuovo Pro Evolution Soccer è, da un punto di vista concettuale ed evoluzionistico, un lavorone: l'idea di cambiamento adottata dalla casa giapponese è palpabile
sui tanti aspetti di gameplay, e probabilmente proprio questo ha richiesto una massiccia dose di energie, risultate in qualche modo insufficienti a completare il progetto originale.

Al contrario dell'avversario Fifa, che quest'anno ha avuto il privilegio di potersi permettere "solamente" un perfezionamento della vincente formula della passata stagione, invertendo quindi la tendenza del passato, PES si è messo in discussione su tutti i suoi aspetti come velocità di gioco, movimenti dei giocatori, intelligenza artificiale, aspetto tattico e comparto online; tutto, forse troppo, è stato soggetto di revisione, determinando un'oggettiva impossibilità di confezionare un prodotto finito e curato in tutti i suoi aspetti.


Partiamo dal gameplay, parola d'ordine: diversificazione. Konami quest'anno ha reso meno standard i movimenti dei giocatori, andandoli a collimare con le caratterisiche degli stessi; giocatori con una precisione dribbling inferiore all' 80, ad esempio, eseguano cambi di direzione a 90 gradi in maniera decisamente più "goffa" delle controparti più tecniche. Stessa cosa vale per i movimenti più semplici: i cambi di direzione repentini saranno effettuabili solo verso la direzione del piede preferito del giocatore, dando quindi un certo valore aggiunto a tutti i calciatori ambidestri del gioco.

Formula senz'altro accattivante, resa decisamente ambigua dalla scelta di Konami di limitare in qualche modo il movimento dei noti fuoriclasse con l'obiettivo di cancellare dall'immaginario comune le infinite serpentine di Ronaldo, Messi, Eto, Kaka e Robinho protagoniste della passata stagione. La scelta in tal senso è stata quella di rendere meno immediati i cambi di direzione dei giocatori più veloci con il dribbling, una scelta questa apprezzabile in virtù del maggiore bilanciamento che ne deriva, ma decisamente poco sensata da un punto di vista del realismo: vedere un Terry, difensore centrale del Chelsea, cambiare direzione con il pallone più velocemente di un Kaka, risulta quanto meno bizzarro.

Altra rivoluzione concettuale è la rimozione di tanti trick e finte che facevano la fortuna di molti player delle passate stagioni: la finta di tiro è stata completamente ridisegnata, ora non è più un movimento prestabilito, in realtà è il tasto X a fare le veci di "cancel" nel momento in cui viene premuto: ne consegue che ora la finta di tiro, oltre a poter essere applicata anche ai passaggi, risulta essere semplicemente una finta, non più un movimento utile per scartare i difensori.

Questi cambiamenti appena descritti e molti altri concorronono a donare a PES una maggiore solidità strutturale, e poche sono le manovre che possono essere "abusate" in questo PES 2010, costringendo finalmente il giocatore, anche il più smaliziato, ad usare con una certa saggezza tutte le sue armi a disposizione. Collima perfettamente con questo nuovo approccio la ridotta, seppur non di molto, velocità di gioco, che favorisce
l'uso della materia grigia in fase di costruzione della manovra.

I bug e i glitch della passata edizione sono stati ridotti ai minimi termini, sopratutto il tanto temuto e odiato "rigore bug", che vedeva i propri difensori controllati dalla cpu impazzire letteralmente davanti alle finte degli avversari procurando un'enormità di indesiderati e pericolosi calci piazzati dagli 11 metri.

Formula quindi azzeccata, ma solamente da un punto di vista concettuale, dato che molti sono anche i difetti. Le animazione dei giocatori soffrono ancora di mancanza di pulizia: alcune si mischiano con altre, determinando micro teletrasporti o comportamenti schizofrenici da parte dei nostri giocatori. Non sono difetti strutturali capaci di minare l'esperienza di gioco, ma più semplicemente rovinano quell'alone di credibilità che una simulazione, in quanto tale, dovrebbe avere.



Tanta carne al fuoco anche sul fronte tattico, completamente rivisitato, semplificato e migliorato. Spariscono per sempre le tanto odiate/amate "Freccette", ossia la possibilità di impostare i movimenti offensivi dei propri giocatori. Vanno in pensione anche le stelle di abilità che indicavano specifici talenti del giocatori.

Al posto di entrambe fanno la loro comparsa per la prima volta nella storia di Pro Evolution Soccer le "Cards": ogni calciatore dispone di un certo set di carte, composte essenzialmente di tre tipi; la prima, comune a tutti, determina il comportamento sul campo del nostro giocatore ed è la formula che è stata scelta per sostituire le care e vecchie frecce.

La seconda categoria di carte è quella sostituitiva del vecchio sistema di abilità con le relative stelle; mentre la terza ed ultima categoria, la vera innovazione dell'ultimo calcio Konami, è rappresentata da vere e proprie abilità inedite, bagaglio tecnico dei giocatori più forti.

In base alla posizione del nostro giocatore e dal comportamento scelto sarà possibilie accedera ad una o più di queste carte abilità. Le abilità sono tante e molto fantasiose: si va dalla sovrapposizione offensiva, al baluardo difensivo, al talismano, termine che indica la capacità dei registi di allargare le trame di gioco.

Detta così questa nuova introduzione potrebbe sembrare assai complicata, in realtà è molto semplice ed intuitiva e regala quel pizzico di customizzazione in più che gli appassionati di questa serie cercavano da tempo.

Sempre sul fronte personalizzazione abbiamo quest'anno il pieno controllo del comportamento della propria squadra (e qui gli sviluppatori hanno attinto a piene mani dal rivale Fifa), potendo scegliere con paramentri che vanno dall' 1 al 100 le varie fasi offensive e difensive del nostro team, come il pressing, la linea difensiva, le ripartenze e via dicendo. 



Purtroppo anche la gestione della formazione non è un aspetto di gioco privo di difetti; un bug decisamente incisivo vieta di utilizzare al meglio le formazioni già salvate. In soldoni sarà possibile caricare la formazione precedentemente salvata, quest'ultima però non andrà a modificare i giocatori della rosa e le relative cards: ne consegue che ad ogni incontro saremo costretti e spostarci tra titolari e panchina e quindi dover reimpostare le cards di ogni singolo giocatore. Un vero peccato, perchè la pazienza finisce presto, ritrovandosi dopo poche partite ad ignorare questi inediti aspetti tecnici in favore dell'immediatezza. Diamo a Konami il beneficio del dubbio, sperando che tutto presto si risolva con il prossimo aggiornamento di gioco.

Passiamo adesso al difetto storico del calcio Konami, ossia la componente online. Anche qui qualche passo in avanti c'è stato, grazie soprattutto alla ridotta velocità di gioco è stato sicuramente più semplice standardizzare un sistema che permettese agevoli partite di rete. I frequenti teletrasporti delle passate stagioni sono stati sostituititi da rari e decisamente innocui slow down. La risposta ai comandi, seppur non ottimale come per le partite offline, è comunque più che decente, forse anche migliore della concorrenza.

Se state pensando che almeno in questo comparto PES 2010 abbia superato l'esame a pieni voti, sappiate che putroppo non è affatto così. Preparatevi ad una selezionata scelta dei propri avversari, in quanto il travagliato net-code non permette partite tra giocatori con processori diversi. Avete capito bene: AMD contro AMD e Intel contro Intel, ne consegue altrimenti un crash dell'ambiente di rete dopo circa un minuto di gioco.

Francamente non ci sono parole per descrivere una così determinante mancanza di pulizia in un reparto così importante, soprattutto nel panorama PC, dove spesso è proprio la componente multiplayer l'unico reale
ostacolo ad una pirateria senza freno. Anche quì, comunque, c'è da augurarsi che Konami risolva presto il problema tramite un aggiornamento quanto mai fondamentale.

Le ultime parole verranno spese circa l'aspetto tecnico di PES 2010, che vede volti sempre più impressionanti e rinnovati giochi di luce che danno profondità all'azione di gioco. Alcune animazioni, soprattutto le nuove, rimangono per certi versi goffe e poco naturali, palesando, per il terzo anno consecutivo, il bisogno concreto di rimodellare da zero il motion capture adottato. Un motore grafico estremamente scalabile rende PES 2010 largamente apprezzabile anche dalle configurazioni di fascia media.

 

 

Commento Finale

Tirando le somme il nuovo PES rimane sicuramente un buon prodotto, soprattutto per quanto riguarda la versione PC che gode del privilegio
di non avere avversari "in piena forma" come accade per le console dell'attuale generazione.

Rimane dopo diverse ore di gioco la sensazione che PES 2010 stia piano piano perdendo di identità, cercando a tutti i costi di creare un minestrone dal sapore poco convincente tra le sue caratteristiche di sempre e quelle del concorrente creato da Electronic Arts.

Adottare uno stile di gioco più simulativo senza poter ancora calibrare i passaggi rappresenta pienamente questa tendenza contraddittoria, ma possiamo tranquillamente aggiungere alla lista l'adozione delle licenza Champions League e la mancanza ormai cronica di rose aggiornate in maniera perfetta.

Finisce il quadretto l'introduzione del movimento a 360 gradi (32 direzioni) con un analogico che francamente si sposa in maniera ambigua con le solide dinamiche ideate del geniale Seabass. La strada probabilmente è quella giusta, i miglioramenti rispetto al precedente capitolo sono innegabili, ma il traguardo della perfezione è ancora molto distante.

84/100

 

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