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Gardening Mama - Recensione |
| Scritto da Riccardo Pellegrini | |||
| Lunedì 04 Maggio 2009 23:10 | |||
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Cosa c'è di più immediato che cucinare a colpi di pennino e doppio schermo? Presstart, rinomata per il suo grande, grosso pollice verde, non poteva esimersi dal testare il gioco, carico di qualche gustosa novità rispetto al prequel. Appena inserita la cartuccia, inutile dirlo, è subito epifania, sembra di star giocherellando con Mama versione cuoca. Stessa grafica coloratissima, stessa protagonista, stesse gioviali musichette. Un'impressione confermata varcando la soglia della virtuale porta d'ingresso: la modalità principale del gioco permette al curioso giardiniere che risiede in ognuno di noi di visitare una vasta area da abbellire eventualmente mediante l'introduzione di decine di piantagioni differenti. In sostanza, quello che aspetta l'impavido coltivatore di flora assortita è un interessantissimo hub bidimensionale pieno di opportunità ludiche, poste in evidenza rispetto al resto dello spazio esplorabile, capaci di riproporre quanto di buono mostrato illo tempore dal culinario titolo Majesco.
Questa zona franca è suddivisa in ulteriori tre macrosezioni, una dedicata ai fiori e agli alberi, una riservata alla frutta ed un'altra dominata dalla coltura degli ortaggi. L'esito di ogni "missione" è deciso da una serie di piccoli minigiochi, ognuno dei quali propone modalità di esecuzione differenti, legate perlopiù all'utilizzo di stylus e un po' di manuale abilità. Una Mama versione giudice, successivamente, valuterà l'operato del giocatore attribuendogli una medaglia di differente costituzione chimica a seconda dell'efficacia dell'azione compiuta. Al termine di ogni sezione, poi, un voto complessivo precederà l'attribuzione di premi e oggetti coi quali arricchire il proprio giardino. Purtroppo, una serie di difetti minano in maniera evidente le fasi propriamente giocose: i controlli, per cominciare, sono saltuariamente imprecisi, mediamente confusionari, e in taluni casi incredibilmente poco intuitivi. In particolare, Presstart non ha ancora imparato a prelevare le giuste quantità di terriccio mediante apposita paletta, in quanto il meccanismo che governa tale operazione è evidentemente governato da oscuri algoritmi randomici. Come se non bastasse, alcuni minigiochi risultano estremamente esotici, poco intuitivi, talmente poco interessanti da cadere presto nel dimenticatoio. Per evitare che la virtual schiena del player si pieghi troppo a lungo durante le metafisiche sessioni di semina del gioco, infine, l'esperienza principale è giustamente coronata da una serie di attività secondarie, comprendenti la possibilità di personalizzare il proprio avatar con l'oggettistica eventualmente sbloccata nel corso dell'opera assieme ad una opzione per scambiare materiale collezionistico con altri possessori di DS. Il polso ringrazia sentitamente.
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